L’uomo delle piante

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Piantaman (questo è l’appellativo che tu stesso ti sei assegnato sui tuoi profili social), ho sentito parlare delle tue gesta in TV, e devo confessarti che mi hai molto incuriosita. Sei un anonimo che da qualche mese si aggira in Lomellina, specie nella zona tra Vigevano e Garlasco, piantando arbusti ornamentali o alberelli da frutto in tutte quelle aree come aiuole abbandonate, bordi strada, spazi incolti o rotatorie stradali trascurate, per trasformarli in piccoli orti urbani a disposizione della collettività, dove chiunque può raccogliere liberamente quanto la terra produce. Ti definisci un supereroe e, fedele alla tradizione dei fumetti, non riveli la tua identità, tanto che spesso, quando sei in azione, usi addirit- tura una maschera. Di te, caro Piantaman, si conosce solo l’età, 49 anni. Ti sei anche fornito di un tuo marchio di fabbrica, un piccolo logo fissato nella terra, accanto alle piantine messe a dimora. I risultati iniziano a vedersi: scorrendo i video e le immagini pubblicate sulle tue seguitissime pagine social, si possono monitorare i frutti di questo incessante lavoro. Là dove regnavano indisturbate le sterpaglie, ora ci sono campi di meloni, zucchine, angurie o variopinti e profumati bordi fioriti. Intervistato da vari TG, sempre con l’identità oscurata, hai dichiarato che il progetto è in costante evoluzione e mira a strutturare una rete di solidarietà alimentare: vorresti infatti mettere a disposizione su bancali di legno non solo gli ortaggi prodotti grazie alla tua attività, ma anche le eccedenze agricole dei produttori locali. Eh sì, Piantaman, la tua è proprio una bella storia, che avrà probabilmente anche sviluppi futuri, poiché a questa tua lodevole iniziativa hanno iniziato a interessarsi anche molti studenti della facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Pavia, che mirano a emularti e a for- nirti aiuto concreto. In un tempo in cui molti sbandierano la propria passione ecologista, la tua incessante attività, umile e furtiva, potrebbe comportare inattese e positive conseguenze. Se avvenisse un piccolo miracolo e il tuo esempio dilagasse, sicché, invece che lamentarci del degrado degli spazi verdi delle città, additando a uniche responsabili le pubbliche amministrazioni, iniziassimo da un piccolo gesto per migliorare il nostro habitat? Credo che tu abbia egregiamente messo in pratica, adattandole a un contesto attuale, le parole di quella vecchia canzone che esortava “mettete dei fiori nei vostri cannoni”… Perché non provare a mettere dei fiori nella nostra terra comune?

silviamalaspina [at] libero.it

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