Il gran balletto delle banche
Di Cesare Raviolo
Nelle prossime settimane banche e banchieri saranno impegnati in una serie di operazioni destinate a cambiare ancora una volta l’assetto del sistema creditizio nazionale. L’offerta da 30 miliardi tra azioni e contante, presentata, nei giorni scorsi, da Intesa Sanpaolo per rilevare il controllo del Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha dato il via a un balletto che vede protagonisti anche Banco BPM, Unicredit, Unipol, Delfin (holding della famiglia Del Vecchio) e Francesco Gaetano Cal- tagirone. L’Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) di Intesa su Mps provocherà manovre di borsa, contenziosi legali, nuove e vecchie alleanze, che vedranno assurgere a protagonisti soggetti che, fino a ieri, parevano destinati a un ruolo di comprimari. È il caso dell’Unipol di Carlo Cimbri che sembrava deciso a fare corsa a sé e che ora, in accordo con Intesa, punta a rilevare, insieme alla controllata Bper (Banca Popolare dell’Emilia-Romagna), il marchio Mps e metà della rete commerciale della banca di Siena. Per una Unipol all’attacco appaiono destinati a rimanere sulla difensiva Mps e Banco BPM. Di fronte all’offerta di Intesa, il primo non sembra in grado di abbozzare una resistenza efficace non solo per l’insufficiente disponibilità finanziaria ma anche perché l’assemblea dei soci appare spaccata a metà e non è detto che approvi un eventuale piano per sottrarsi all’attacco di Intesa. L’offerta di fusione alla pari tra Banco BPM e Mps presentata poche ore prima di quella di Intesa è stata liquidata non senza sarcasmo da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa e Carlo Cimbri, presidente di Unipol. Non solo, Giuseppe Ca- stagna, amministratore delegato di BPM, ha perso il tradizionale appoggio della Lega, che puntava alla fusione tra BPM e Mps per creare il terzo polo bancario (dopo Intesa e Unicredit) vicino agli imprenditori del Nord. Destinati, al momento, a rimanere alla finestra ed eventualmente a monetizzare, in virtù dell’offerta di Intesa, le proprie quote in Mps, Delfin, Caltagirone e Unicredit. Quest’ultimo, con un occhio su BPM, avrebbe i mezzi finanziari per contrastare Intesa, ma non sembra intenzionato a farlo per non distogliere risorse all’acquisto della tedesca Commerzbank. Alla finestra anche il Mef (Ministero dell’Economia e Finanze), che detiene ancora il 4,86% della banca senese, anche se il ministro Giancarlo Giorgetti ha precisato che il governo valuterà se nell’Opas di Intesa «ci sono delle prescrizioni da fare». Sarà golden power tra due banche italiane?
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