Quel mattacchione di Trump
Di Ennio ChiodiNon sappiamo cos’altro combinerà quel mattacchione di Donald tra il momento in cui il giornale andrà in stampa e il momento in cui leggerete queste righe. Il personaggio è imprevedibile anche se gli capita di fare il Presidente degli Stati Uniti d’America, la più grande potenza del mondo. Trump confonde troppo spesso la prepotenza con il diritto; il diritto con un evidente conflitto di interessi; giustizia e diritti umani con la sicurezza e il benessere dei suoi elettori; la storia di un grande Paese con la frettolosa cancellazione di abitudini e regole da sempre patrimonio comune degli Americani. L’ultima trovata è stata la richiesta al suo vecchio amico Gianni Infantino, presidente della Federazione Internazionale del calcio, di far annullare la squalifica a un giocatore degli Stati Uniti che aveva rimediato un cartellino rosso durante la partita con la Bosnia. Detto fatto. In barba a ogni regola consolidata il cartellino da rosso è diventato rosa. La squalifica sarà eventualmente applicata in un secondo momento e Folarin Balogun ha potuto scendere in campo contro il Belgio che, dopo inutili proteste e vani ricorsi, ha pensato bene di liquidare la vicenda sul campo eliminando la rappresentativa degli Usa con un secco 4 a 1. Regole stravolte e precedenti destinati a pesare. Trump tenta spesso di eludere gli organismi di garanzia e di bilanciamento dei poteri previsti dalla Costituzione. Non sempre ci riesce. Recentemente la Corte Suprema ha cancellato l’ordine di Trump di revocare il diritto, per chi nasce sul suolo americano, di ottenere automaticamente la cittadinanza, una straordinaria opportunità che dovrebbe essere di esempio a molti Paesi, Italia compresa. Difficile verificare quanto questi organismi di controllo riescano a intervenire anche sulle attività economiche e finanziarie del Presidente e dei suoi cari, considerando che il suo patrimonio personale sarebbe cresciuto, secondo l’autorevole rivista Forbes, di 1 miliardo e mezzo di dollari in meno di due anni. L’insofferenza di Donald Trump per il rispetto delle regole è evidente ma ben altre questioni sono sul tappeto come la minaccia di alleggerire la presenza americana nella Nato e in Europa e la simpatia per gli autocrati del mondo, da Putin, per il quale non nasconde ammirazione, al turco Erdogan considerato l’ultimo uomo forte su cui contare al di qua dell’Atlantico. C’è tuttavia una “fastidiosa” spina nel fianco, un bersaglio che considera di pertinenza americana e che non riesce a colpire: Robert Francis Prevost, nato a Chicago nel 1955 con i suoi inesorabili costanti richiami alla pace e all’umanità verso i migranti e le persone abbandonate al loro destino. Papa Leone XIV vola troppo alto. enniochiodi [at] gmail.com

