La fatica del confronto
Di Ennio Chiodi
La semplificazione, nella comunicazione, è sempre rischiosa: toglie complessità all’analisi, schematizza e polarizza le posizioni. Rende stupide le questioni serie e serie le questioni stupide. Ne fa le spese chi – di questi tempi – si ostina a utilizzare le parole per il significato che hanno con la ricchezza di senso e sfumature che possono trasmettere in contesti diversi. La semplificazione riduce il confronto a scontro e trasforma le parole in strumenti di battaglia ideologica: si accentuano il bianco e il nero e si diluisce il grigio. Erri De Luca, scrittore napoletano ultrasettantenne, uomo di mare e coraggioso alpinista, cresciuto negli ambienti politici e culturali dell’estrema Sinistra, non trasporta le sue idee nei delicati racconti che ci regala. Rispetta le parole e le usa per quel che valgono. Profondo conoscitore della tradizione ebraica e della cultura biblica, ha dichiarato di essere “sionista”, in quanto sostenitore del diritto del popolo ebraico ad avere una propria patria in Terra di Israele senza per questo appoggiare le scelte aggressive del governo israeliano. Non accetta l’uso del termine “Genocidio” nei confronti dei Palestinesi di cui ricorda anche le storiche e gravi responsabilità. Respinge il significato che si vuole attribuire, senza alcuna perplessità, a un vocabolo tanto controverso, che nel mondo anglosassone è ridotto a una sigla: “G word”, la parola con la G. Tanto è bastato perché un cospicuo numero di intellettuali ne chiedesse l’espulsione da un Festival culturale al quale era stato invitato. Non avevano evidentemente invitato “lo scrittore Erri De Luca”, ma un tipo che avrebbe dovuto pensarla come loro. Come la parola “genocidio”, anche la parola “antifascismo” fa parte del dibattito di questi anni senza che chi la usa intenda approfondirne origine e significati. Altri intellettuali che organizzano la rassegna romana “Più Libri Più Liberi” chiedono a chi intenda partecipare una dichiarazione di comprovato “antifascismo”. «Non possiamo non dirci antifascisti» – diremmo, ricordando Benedetto Croce e il suo «Non possiamo non dirci cristiani», ma sarebbe sbagliato e ingannevole confondere sempre il significato storico del termine con idee e posi- zioni politiche e culturali che oggi si rifanno alla Destra. Si rischia di annacquare il ricordo delle terribili vicende legate ai regimi del secolo scorso in un confuso miscuglio ideologico. Il capo della nuova “Destra-Destra” ita- liana Roberto Vannacci incita all’espulsione degli immigrati con poche distinzioni, rimette in discussione diritti consolidati delle persone e allude a soluzioni autoritarie e antidemocratiche. Giudichiamo le sue parole per quello che significano, che nel suo caso, sono purtroppo molto chiare.
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