«È solo un anticipo di nuovi scenari climatici»

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Emergenza caldo. Le alte temperature stanno mettendo in ginocchio i nostri paesi, l’agricoltura e le riserve d’acqua. Che cosa sta accadendo? Lo abbiamo chiesto a Marco Dallera di Isola Sant’Antonio, esperto di Meteorologia

DI DANIELA CATALANOLunedì 13 luglio è iniziata una settimana di grande caldo che vede la massa d’aria di matrice nordafricana puntare dritta verso l’Italia, interessando tutto il Paese. E la situazione rimane critica anche in gran parte del continente. Questa è già la terza ondata di caldo estremo del 2026. Gli esperti parlano di “cambiamento climatico” ovvero di squilibri causati dalla combinazione di attività antropiche e variabilità naturale su tutto il sistema climatico. La crisi climatica in corso altera i cicli naturali e rende le temperature medie molto più alte rispetto al secolo scorso. A questo si aggiungono fenomeni di maltempo estremo in continua crescita come quelli che si sono registrati nel pomeriggio di venerdì 10 e sabato 11 luglio che hanno colpito in modo pesante il Tortonese e la Valle Staffora. A Val di Nizza un’ora di grandine e raffiche di vento spaventose ha lasciato dietro di sé una scia di fango, detriti e danni molto ingenti che superano i 30 mila euro. Senza dimenticare gli incendi spesso devastanti e in zone insolite come quelli che hanno interessato il Piemonte, nelle province di Torino, Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola e che hanno distrutto secondo le stime circa 700 mila alberi. I violenti rovesci, inoltre, non risolvono il problema delle riserve idriche. In Lombardia, per esempio, la situazione è peggiorata negli ultimi giorni. I dati Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente), infatti, confermano un trend di discesa e già alcuni sindaci, tra cui proprio quello di Val di Nizza, invitano i cittadini ad adottare comportamenti responsabili e a limitare al minimo i consumi, ricordando che l’acqua rappresenta una risorsa indispensabile da tutelare in tutti i modi. Per capire meglio che cosa sta accadendo al clima e quali potranno essere gli effetti dei cambiamenti, abbiamo chiesto aiuto a Marco Dallera di Isola Sant’Antonio, presidente dell’associazione culturale nazionale “Copoi” (Coordinamento produttori ortofrutticoli italiani), che si occupa dal punto di vista tecnico dei problemi che riguardano l’agricoltura. Dopo gli studi universitari, Dallera si è specializzato in Meteorologia e Climatologia seguendo diversi corsi di approfondimento. Durante il governo Draghi, grazie al sostegno di una parlamentare della Commissione Agricoltura, ha presentato diversi emendamenti sul tema dell’adattamento climatico in campo agricolo. Appassionato fin da piccolo delle previsioni del tempo, si sente in qualche modo “erede” di personaggi come Edmondo Bernacca e Andrea Baroni, capaci di spiegare la Meteorologia in modo semplice. Oltre a seguirli in tv, ha iniziato a studiare la materia e ha anche prestato il servizio militare in aereonautica proprio come i due meteorologi. La preparazione tecnico-scientifica maturata sostiene Dallera nella programmazione e nella sperimentazione innovativa che attua nella sua azienda agricola, nella quale produce meloni e angurie. Partecipa e organizza anche eventi dedicati alla Meteorologia e gestisce la pagina Facebook “Notizie Meteo” per capire come affrontare la crisi climatica. Dallera, che cosa sta accadendo oggi al clima? «Stiamo entrando nella fase più critica della crisi climatica ormai percepibile da tutti. Questo perché probabilmente il riscaldamento globale si sta avvicinando pericolosamente a 1,5 gradi con una accelerazione non prevista, quindi molto in anticipo sulla tabella di marcia. Se poi aggiungiamo che il Mediterraneo è un hot spot climatico (ovvero il punto più caldo della media), questo costituisce sicuramente un’aggravante per gli eventi di cui purtroppo siamo testimoni e vittime». Quali sono le cause? E che cosa dobbiamo aspettarci? «Le cause di un’estate così calda e di una primavera che non è stata da meno, sono attribuibili a una presenza molto invadente dell’anticiclone Africano che dopo due anni di quasi latitanza al Nord quest’anno domina incontrastato su gran parte dello scenario europeo. Ad aggravare la situazione contribuisce anche una diversa disposizione di talune depressioni fredde che posizionandosi sia sul vicino Atlantico a Ovest, sia più a Est del continente europeo, contribuiscono ad avere ondate di calore più prolungate ed estreme in quello che tecnicamente si chiama “disposizione ad Omega”. In questa situazione è difficile fare previsioni sul futuro perché una delle caratteristiche della crisi climatica è proprio l’elemento di imprevedibilità, che comporta il passaggio da una situazione estrema (troppo caldo) a un’altra (troppo freddo) in tempi più veloci rispetto al passato. È certo che se gli effetti del Niño (iper riscaldamento dell’Oceano) arriveranno nel breve periodo (2027 e 2028) anche in Europa potremmo essere di fronte a nuovi scenari climatici di cui oggi stiamo vedendo solo un anticipo». Ogni giorno siamo bombardati da notizie sul meteo ma i siti web sono davvero attendibili e quanto sono esatte le previsioni? «Ai giorni nostri c’è molta più attenzione rispetto al passato per il meteo, perché è aumentata la consapevolezza di essere in un contesto di crisi climatica irreversibile dalla quale non si torna più indietro e che occorre prepararsi a situazioni completamente nuove. Purtroppo sul web ci sono pseudo siti che, pur di fare like, annunciano situazioni catastrofiche a breve termine, che non sempre si verificano e che hanno nulla di scientifico. Addirittura ve ne sono alcuni che negano perfino la realtà. Ecco perché ho creato “Notizie Meteo”: voglio fornire informazioni il più corrette e precise possibile, senza allarmismi, ma segnalando allerte solo quando si preannunciano eventi veramente pericolosi. Il mio consiglio è di diffidare sempre delle pagine che non hanno nessun fondamento tecnico. Invito tutti a leggere e sostenere la mia pagina che vuole essere anche uno storytelling giornaliero del meteo che sta per arrivare. Una previsione seria e attendibile non deve superare 5/6 giorni perché altrimenti diminuiscono le certezze, con il rischio di dover cambiare tutto all’ultimo minuto e di non offrire informazioni utili, arrivando addirittura al “fantameteo”». Per quanto riguarda l’agricoltura, settore che lei conosce bene, quali sono gli effetti della crisi climatica? «L’agricoltura è indubbiamente la prima vittima della crisi climatica. Purtroppo l’estremizzazione degli eventi determina una costante diminuzione delle rese delle produzioni non consentendo di garantire un reddito sufficiente all’agricoltore. Anche gli attuali strumenti di sostegno sono altamente insufficienti, la crisi è più veloce di quanto si era preventivato e sta cogliendo impreparata la politica a qualsiasi livello. La priorità è rivedere il rischio in agricoltura per riuscire a dare supporto e seri sostegni economici, in tempi brevi, a chi subisce gravi danni, scongiurando la chiusura definitiva delle aziende. Su lungo periodo, è necessario mettere in campo nuove azioni e misure di “adattamento climatico” per il settore capaci di ridurre il più possibile la ricaduta sulle produzioni e riuscire a garantire un minimo di reddito alle aziende, in vista di un futuro climatico alquanto difficile e complesso. Si tratta di una mission importante non solo per preservare il tessuto economico agricolo dei nostri territori, ma anche per permettere di produrre cibo a un prezzo accessibile a tutti nel prossimo futuro».

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