Chi era il direttore del manicomio di Voghera?

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Storia locale. Fabio Draghi ricostruisce la vicenda di Gaspare Bergonzoli

La ricostruzione della memoria storica e scientifica di un territorio passa spesso attraverso le vite di coloro che ne hanno guidato le istituzioni più complesse e delicate. Con il volume Bergonzoli. Il direttore del manicomio di Voghera”, edito per Univers Edizioni (2026), con il sottotitolo “Da Sant’Agata di Canobbio a Pavia passando per Alagna Valsesia”, Fabio Draghi firma un’opera biografica e storiografica di straordinario valore. Il libro restituisce dignità, spessore e contesto a una figura cardine della psichiatria locale a cavallo tra il XIX e il XX secolo: il dottor Gaspare Bergonzoli. Il titolo stesso del saggio traccia le coordinate di un itinerario biografico ed esistenziale che non si limita alle sole mura del celebre ospedale psichiatrico oltrepadano. Il viaggio di Bergonzoli comincia infatti a Sant’Agata di Cannobio, sulle sponde piemontesi del Lago Maggiore, il suo luogo natale, e attraversa le valli al- pine di Alagna Valsesia per giungere all’Università di Pavia dove si formò e si laureò nell’anno accademico 1889-1890, prima di legare indissolubilmente il proprio nome e la propria carriera alla direzione del Manicomio di Voghera, ruolo che assunse ufficialmente nel 1910 dopo anni di rigoroso servizio come medico assistente e vicedirettore. L’autore compie un lavoro d’archivio encomiabile, evitando con rigore le facili derive del sensazionalismo o della narrazione puramente morbosa legata al tema della malattia mentale. Al contrario, sceglie di focalizzarsi sulle storie di vita nella loro globalità e sull’approccio rigorosamente storico. Attraverso rare fotografie d’epoca, emerge il ritratto di un uomo di scienza calato in un’epoca di profonde transizioni per la medicina sociale. Un dettaglio umano e sociologico molto interessante riguarda la quotidianità stessa della vita in quell’edificio: in quel periodo storico, infatti, i medici direttori e le loro famiglie alloggiavano stabilmente all’interno delle strutture sanitarie. I figli di Bergonzoli nacquero e crebbero lì, in un microcosmo dove la sfera privata e la gestione quotidiana della sofferenza si intrecciavano inevitabilmente. La copertina del volume è fortemente emblematica: un’immagine che ritrae una giostra e alcuni degenti radunati nei pressi di un muro di cinta. Evoca subito l’atmosfera di quegli spazi chiusi ma brulicanti di esistenze, sollevando riflessioni profonde sul confine sottile tra l’interno e l’esterno, tra la cura, la custodia e l’intrattenimento sociale dei tempi. Il volume, infine, non è soltanto la biografia di un illustre psichiatra, ma un tassello fondamentale per comprendere la complessa storia delle istituzioni come il manicomio vogherese in Italia prima della legge Basaglia. Fabio Draghi ci consegna un’opera di grande rigore scientifico e civile, un invito a non dimenticare le storie custodite dietro le mura di quelli che furono i luoghi del dolore, restituendo loro una corretta collocazione nella memoria collettiva. Nel volume anche scritti di Renzo Basora e Angelo Vicini.

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