Fare le bolle di sapone
Di Carlo Zeme
Se esistessero delle “Baby Olimpiadi” categoria 0-36 mesi sono sicuro in quale disciplina iscriverei Margherita: le bolle di sapone. A novembre scorso, grazie a un guizzo di Melina, sono comparse in occasione del com- pleanno della piccola: le abbiamo donate agli invitati della festa e la numerosa scorta ha lasciato qualche tubetto anche per noi. D’inverno le regole erano rigide: usarle solo sul balcone, solo nelle ore più calde e con un equipaggiamento fatto di cuffia, giubbotto e berretto che a pensarlo in questi giorni fa venire le vertigini. Man mano che sono passati i mesi, è affiorato anche il frutto di un lungo allenamento fatto di parchi giochi, ingresso di casa e il solito balcone della cameretta, nostro terreno di gioco affezionato. Prima era un successo riuscire a creare una bolla ogni tanto, spesso esplodevano subito e soprattutto il tubetto pieno di schiuma doveva rimanere tra le mani di mamma o papà per non sporcare. Oggi abbiamo deciso di dare fiducia a Margherita anche in queste piccole cose e la grande svolta è stata la collaborazione nel tenere il tubetto, le mani di un grande con le sue appoggiate sopra mentre le guance si ingigantiscono pronte a soffiare con tutta la forza del mondo. Le bolle di sapone con la loro semplicità ci hanno insegnato a capire dove tira il vento e a porci piccole asticelle da provare a superare: il tetto della casa di fronte per ora rimane il record indiscusso. Le bolle, lo ammetto, sono anche un buon compromesso per un gioco spensierato e defaticante che possa distrarre Margherita da qualche malefatta che ha in mente, ma soprattutto creano una magia che stupisce anche me. Ringrazio che queste Olimpiadi per piccoli non esistano, perché la parte più divertente è l’errore, l’inconveniente e le mani tutte sporche da pulire. Le medaglie poi, le facciamo di schiuma sulla maglietta.
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