«La fede non è ovvia: l’incontro con un giovane sia un inizio»
XXIX convegno nazionale di Pastorale Giovanile: a Brindisi, dal 31 maggio al 2 giugno, erano presenti tre rappresentanti della Diocesi di Tortona
Di Tiziana Bidone
D al 31 maggio al 2 giugno scorsi, a Brindisi, si è tenuto il XXIX convegno nazionale di Pastorale Giovanile dal titolo “Va’ e accostati” (At 8,29), a cui anche la Diocesi di Tortona ha preso parte con l’incaricato del Servizio di Pastorale Giovanile, don Cristiano Orezzi e due rappresentanti dell’equipe diocesana, Giuseppe Marino e chi scrive. Ad aprire l’appuntamento è stato don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale di Pastorale Giovanile che ha salutato i partecipanti, insieme a Mons. Giuseppe Satriano, presidente della Conferenza Episcopale Pugliese. Nel pomeriggio della domenica, Paola Bignardi, don Davide Abascià e Vito Panniello hanno dato avvio a un primo modulo con un intervento dal titolo “Il grido dei giovani: lettura della realtà, prospettiva pugliese”, un ascolto dei giovani pugliesi da cui è emerso il rumore silenzioso dei ragazzi che hanno paura di non essere “abbastanza”. La loro felicità è fragile e intermittente con un accumulo di pressioni emotive e relazionali. Don Pincerato ha aperto i lavori con una provocazione che vale come indicazione pratica per ogni operatore pastorale: «Finché lavoriamo come se la fede fosse ancora ovvia, ogni nostro gesto deve sostenere un’eredità che si sta sgretolando. Se invece accogliamo che il presupposto è caduto, succede una cosa diversa: ogni incontro con un giovane torna a essere un inizio. I giovani sono soggetti di evangelizzazione e non soltanto destinatari dell’azione pastorale». Ai giovani non si chiede semplicemente di partecipare, ma di essere attori creativi e responsabili, con un ruolo decisivo nella vita della Chiesa. Vivono, infatti, una crisi identitaria per cui si sentono sempre sotto esame e si ritrovano ad avere uno sguardo di inquietudine sul futuro: il futuro non è visto come una promessa ma come una prova da superare, come tempo del rischio e della minaccia. Tra giovani e adulti emerge, inoltre, una distanza relazionale poiché gli adulti sono più concentrati sul correggere che sull’accompagnare, sono più concentrati sulla prestazione che sulla persona. Nasce quindi nei ragazzi una paura di deludere e un desiderio di proteggere i genitori dal proprio dolore per cui preferiscono scegliere il silenzio. Il disagio giovanile si traduce in chiusura, non in violenza. Analizzando poi il discorso relativo alla fede, dallo studio presentato emerge che i giovani hanno sospeso la ricerca sulla fede per far emergere un desiderio di legami veri. La prospettiva è dunque quella di luoghi ecclesiali visti come “case di riposo” che alleggeriscono la vita e al contempo “case di missione” radicate su tre pilastri: la rinuncia alle polarizzazioni stando nella vita tra inconsistenze e desideri, l’attenzione perché nulla può accadere se prima non ce ne rendiamo conto e la gradualità educativa. A seguire, la lectio divina di apertura è stata guidata da padre Sabino Chialà, priore della Comunità di Bose. La Parola che ha accompagnato la riflessione è stata tratta da Atti 8, 26-40, l’incontro tra Filippo e l’eunuco. La seconda parte del pomeriggio ha visto diversi interventi: “Avvenire per la Pastorale Giovanile: la sfida di raccontare i giovani” è stato il contributo di Matteo Liut cui ha fatto seguito Roberta Carta, “La ricerca The Open Generation: una generazione aperta all’annuncio del Vangelo”. Francesco Zaccaria sul tema “Giovani e modelli di evangelizzazione” e Giorgio Nacci con una riflessione sulla “Formazione ecclesiale e percorsi di pastorale giovanile” hanno concluso l’attività pomeridiana. Mons. Leonardo D’Ascenzo, vescovo delegato della Pastorale Giovanile in Puglia, ha presieduto la Messa alle ore 18.30. La serata della domenica è stata animata dal monologo su don Tonino Bello di Enrico Messina e Mirko Lodedo. Lunedì 1° giugno, dopo la celebrazione della Messa, presieduta da Mons. Giovanni Intini, vescovo di Brindisi, la mattinata è stata dedicata a laboratori, suddivisi in gruppi. Le interessanti tematiche proposte erano: digitale; famiglia, relazioni e vita affettiva; liturgia; vocazione; impegno sociale e politico; scuola e università; oratorio e comunità cristiana; lavoro; sport e tempo libero; sofferenza e fallimento. Le attività laboratoriali, avviate con un breve intervento introduttivo sulla tematica specifica, hanno lasciato spazio al confronto all’interno di gruppi tra giovani provenienti dalle diverse Diocesi italiane. Questo ha permesso di fotografare la situazione, di individuare la “crepa” che ciascuna Diocesi vive nello specifico ambito tematico e di costruire la possibilità su cui lavorare al rientro. Il pomeriggio è stato dedicato a cinque itinerari di evangelizzazione nei luoghi simbolo di Bari: arte, la fede che prende forma, presso la cattedrale di Bari; dialogo, costruire ponti, abitare le differenze, presso la basilica di san Nicola; pace, abitare le ferite della storia, al molo di sant’Antonio; accoglienza, la città come spazio di relazione, nella sede istituzionale del Comune; mare, orizzonti di senso, rotte di vita, al teatro “Margherita”. In serata la celebrazione della veglia di preghiera, presieduta da Mons. Satriano all’interno della basilica di San Nicola. Un momento di spiritualità intenso dedicato alla figura del santo e alla relazione stretta che la comunità di Bari vive con il mare e con i migranti che arrivano proprio attraverso le acque del Mediterraneo. Dopo la cena condivisa e un bellissimo momento di festa insieme, i partecipanti hanno fatto ritorno a Brindisi. Martedì 2 giugno le conclusioni hanno visto l’intervento online di Paul Metzlaff, direttore del Dipartimento Famiglia e Gioventù della Conferenza Episcopale Tedesca e la restituzione di quanto vissuto con il Giubileo attraverso la presentazione dell’ebook I giovani del Giubileo 2025. Credere, rinascere, riconciliarsi, camminare con Fabio Introini e don Giordano Goccini. Gli sguardi finali sul futuro hanno favorito la presentazione della trasformazione del Progetto Policoro in “GenerAzioni in rete” grazie all’intervento di don Bruno Bignami. Questo progetto prevede proprio una rete di collaborazione tra la Pastorale Giovanile, la Caritas e la Pastorale del Lavoro. Entro luglio ai vescovi sarà fatta pervenire una richiesta per l’adesione del 2027 ed entro settembre avranno la possibilità di scegliere il percorso formativo di uno dei tre ambiti proposti. Il convegno si è concluso rilanciando l’appuntamento della prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Seul nel 2027. La meta finale del convegno, come è emerso nelle parole conclusive di don Pincerato, non è la ricerca di numeri e performance, ma la santità che nasce dalla gratitudine del sapersi amati da Dio.

