Supermercato Park

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Di Carlo ZemeHo un rapporto particolare con i centri commerciali. Li conosco benissimo perché ho speso otto anni della mia vita dentro a grossi capannoni con luci artificiali lavorandoci come commesso. Da ragazzino, poi, il momento della “spesona” del sabato, come la chiamava mio padre, è sempre stato piuttosto formativo, spingendo un carrello o strappando il bigliettino per comprare un etto di prosciutto cotto ho raccontato più cose ai miei genitori che in tante altre occasioni formali. In questi due anni e mezzo con Margherita abbiamo limitato le sortite alla mercè dell’aria condizionata varcando la soglia delle grosse porte automatiche lo stretto necessario. Per motivi strettamente contingenti, però, negli ultimi tempi le occasioni di gita famigliare tra gli scaffali sono aumentate e così è nato il dilemma di come intrattenere la piccola. Abbiamo scoperto che è fruttuosa la strada del coinvolgimento chiedendole un aiuto. Inforcato il carrello, l’abbiamo nominata nostro braccio operativo e gli articoli che decidiamo di comprare vengono passati alle sue piccole manine e lei li deposita dentro. Se c’è qualcosa di morbido come le sottilette le lancia con una certa leggiadria mentre ciò che si può rompere sta imparando che è necessario appoggiarlo con cura, chiedere alle fette biscottate per informazioni. Durante la spesa alleniamo la pazienza, Margherita chiede insistentemente alcuni articoli che ai suoi occhi brillano come un miracolo; dunque, bisogna scegliere tra le bolle di sapone, la bottiglia fatta a borraccia o il quaderno da colorare: è dura spiegarle che non si può arrivare in cassa ogni volta con un premio o un nuovo acquisto e quando questo accade bisogna aspettare il “beep” della casa per poterselo godere. Alla fine dell’avventura riemergiamo all’aria aperta tra scontrini, bollini e punti fragola e una lista della spesa in più da poter pasticciare stretta stretta tra le dita.carlo.zeme [at] gmail.com

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