Caro, carissimo mutuo

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Di Cesare Raviolo

La decisione, assunta all’unanimità giovedì scorso dal Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE), di aumentare, dopo quasi tre anni, il costo del denaro, è la logica conseguenza della ripresa dell’inflazione, trainata dai prezzi dell’energia che, nella media del 2026, è stimata al 3,2% in Europa e al 3,1% in Italia. In seguito a tale scelta, i tassi sulle operazioni di finanziamento richieste dalle banche alla Banca Centrale sono stati aumen- tati di 25 punti base e ora sono compresi tra 2,25% e 2,65%. L’aumento causerà un incremento quasi generalizzato del costo delle operazioni con le quali le banche prestano denaro (mutui, prestiti personali, cessione del quinto, ecc.). Secondo uno studio della Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani), gli interessi pagati da famiglie e imprese sui mu- tui, già in tensione negli ultimi tre mesi, potrebbero tornare a superare il 4%. Il Codacons (Coordinamento delle associazioni dei consumatori) stima un maggior costo annuo tra 180 e 300 euro. L’aumento dei tassi avrà conseguenze per l’intera economia. Il maggior costo del denaro scoraggerà i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese con inevitabili ripercussioni sui livelli di attività economica dell’Eurozona, che già non naviga in buone acque; la Commissione europea ha rivisto al ribasso (da 0,9 a 0,8%) le previsioni di crescita dell’Eurozona, mentre l’Italia resta ferma a +0,5 come nel 2025. La lotta a questa inflazione da costi, importata a seguito del rincaro dei prodotti energetici, se affrontata attraverso la solita po- litica monetaria restrittiva, rischia di rivelarsi poco o per nulla risolutiva; infatti, la misura è stata criticata, come ampiamente prevista ma assai probabilmente inefficace, anche da State Street, un’importante società di servizi finanziari e bancari. Del resto, il maggior costo del denaro produrrà quasi certamente il rallentamento del ritmo di crescita dell’economia, ma solo indirettamente un raffreddamento dei prezzi. Per l’Italia l’aumento dei tassi potrebbe avere conseguenze ancora più pesanti. Il nostro Paese, infatti, è gravato da un enorme debito pubblico (circa 3.159 miliardi di euro a marzo 2026) pari al 138,6% del Pil. Il finanziamento di tale debito risulterà più oneroso per lo Stato, a causa sia della riduzione del credito sia della maggior spesa per il pagamento degli interessi. Il timore è che il caro-mutui non si fermi a questi primi danni: altri rialzi dei tassi sono previsti nei prossimi mesi.

raviolocesare [at] gmail.com

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