In Italia i lavoratori sono pagati poco
Di Cesare Raviolo
Il recente Rapporto Inps 2026 chiarisce alcuni aspetti importanti dell’occupazione oggi in Italia. Il lavoro c’è, anzi sembra aumentare, ma la crescita di salari e stipendi resta modesta e rischia di compromettere la qualità delle pensioni future. Il XXV Rapporto annuale, basato sui dati del 2025, evidenzia un record di 24 milioni di lavoratori, frutto soprattutto dell’elevato numero di contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato prorogati ope legis in seguito all’allungamento dell’età pensionabile. Tuttavia, il tasso di occupazione in Italia (63,0%) è di molto inferiore alla media europea (76,1%) e interessa soprattutto i servizi, dove i rapporti di lavoro risultano maggiormente intermittenti, mentre produttività e salari sono più bassi. Prosegue invece il calo nell’industria, con una contrazione di dipendenti passati dal 43% del 2007 al 33% del 2025. Per 21 milioni di lavoratori dipendenti – al netto di agricoli, operai e domestici – Inps rileva che la retribuzione media annua nel 2025 ha toccato quota 27.649 euro, in crescita di 3,6% in un anno e del 14,5% rispetto al 2019; il dato presenta forti oscil- lazioni tra chi svolge un’attività a tempo pieno per l’intero anno e chi è impiegato part time oppure è full time ma solo in determinate parti dell’anno. L’Inps giudica “cruciale” il confronto tra l’andamento dei salari e dell’inflazione. Nel periodo 2019-2025 la crescita del livello dei prezzi si è attestata tra il 18,2% dell’indice Foi (Famiglie Operai e Impiegati) e il 20,5% dell’indice Ipca (Indice Prezzi al Consumo Armonizzato). In entrambi i casi, i dati superano l’andamento delle retribuzioni lorde. I dati sono confermati dall’Ocse, che ha certificato come in Italia i salari reali restino ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il peggior dato tra le grandi economie dell’area UE, e per il 2026 è prevista un’ulteriore flessione dello 0,9%. Anche i dati della Cassa Integrazione Guadagni non sono positivi. Le ore autorizzate sono passate da 414 milioni nel 2023 a 509 milioni nel 2024, fino a raggiungere i 548 milioni nel 2025. Sempre lo scorso anno si sono contati, mediamente, 312 mila lavoratori in Cig ogni mese, per circa 40 ore pro capite; crescono anche i beneficiari della Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione. Dunque, la fotografia scattata dal Rapporto Inps 2026 è decisamente in chiaroscuro: urgono provvedimenti in grado di invertire le tendenze, restituire dignità al lavoro e alla sua retribuzione.
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