C’è sempre più bisogno dell’opera di «pionieri coraggiosi»
Il Papa al Meeting di Rimini. Il 22 agosto Leone XIV davanti a 20.000 persone ha esortato a una inversione di rotta: «Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dal solo profitto»
DI MARCO REZZANI
Si è svolta dal 21 al 26 agosto la 47^ edizione del Meeting di Rimini che ha raggiunto risultati storici dal punto di vista dei numeri: 900 mila presenze, 150 incontri, 13 mostre, 13 spettacoli, la dedizione di 3.300 volontari, spazi che hanno accolto migliaia di bambini e ragazzi per tutta la settimana. Il tema, L’amor che move il sole e l’altre stelle, ha ispirato confronti e dialoghi, inviando un messaggio agli uomini e alle donne di questo mondo: è possibile affrontare le sfide del nostro tempo e costruire la pace, dialogando, mettendosi alla ricerca del vero e del giusto, senza censurare nulla. Un evento reso indimenticabile dalla visita, il 22 agosto, del Papa Leone XIV. «Noi abbiamo potuto accogliere il Santo Padre con gratitudine ma prima ancora ci siamo sentiti accolti da lui»: le parole del presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz. Dopo essere stato in visita a San Marino, il Pontefice è stato salutato con un calore straordinario da oltre 20.000 persone (altre 60 mila erano dentro la Fiera) con un lungo applauso che ha lasciato poi il posto a un fermo silenzio che ha pervaso tutti i padiglioni, una volta preso il microfono. Leone ha parlato al cuore del popolo del Meeting e di tutta l’umanità, chiamata a una «inversione di rotta» che può essere resa «convincente e credibile» dall’opera di «pionieri coraggiosi»: «Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo». Con un solo invito, quello dell’Amore che “move il sole e l’altre stelle”, come scriveva Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia. Più volte il Papa ha richiamato il Sommo Poeta nel suo discorso in cui ha citato il Concilio, don Giussani e i predecessori Francesco, Benedetto XVI e, naturalmente, Giovanni Paolo II che 44 anni fa aveva compreso “la profezia” di un appuntamento come il Meeting: «Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: incontro! Incontro di amicizia! Amicizia tra i popoli! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo». Leone ha fatto suoi i pensieri del Papa polacco: «Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi», esortando a «coltivare l’amicizia sociale» così da riconoscerci «nella dignità di figli di Dio» che accomuna tutti gli esseri umani, «al di là di ogni diversità, separazione o conflitto», aggiungendo che «possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone». È la forza dell’amore, l’amore che «muove» e che dai tempi di Dante «non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità», sebbene rimanga «volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature» – ha evidenziato il Papa chiarendo che «il male non si combatte col male. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso». «Al falso realismo – la riflessione del Vescovo di Roma – che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia». È dunque «un’autentica conversione di popolo» quella che ha chiesto il Papa, una responsabilità che ha affidato in primis alle nuove generazioni, a mettersi in gioco, ad aprirsi a «una cattolicità autentica», allargando i «legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta». «Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti! A ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore» – è stata l’accorata supplica del Santo Padre. Lasciata la Fiera, Leone XIV ha raggiunto la cattedrale di Rimini dove ha incontrato gli ammalati, i disabili e i poveri assistiti dalla Caritas. Quindi si è recato al piazzale del porto per presiedere la Santa Messa davanti a circa 26.000 fedeli.
(Foto: Vatican Media/SIR)

