«Qui la vita non è più dignitosa»

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La guerra in Medio Oriente. Mentre noi pensiamo alle vacanze, a Gaza si continua a morire e in Terra Santa la popolazione cristiana non ha lavoro perché non ci sono pellegrinaggi. Ne parliamo con suor Sandra Castoldi del Patriarcato di Gerusalemme

DI DANIELA CATALANO

Neppure durante il periodo di riposo estivo, il Pontefice ha smesso di seguire con apprensione il perdurare della violenza in Terra Santa, in Cisgiordania e a Gaza, dove molte sono le vittime anche tra i civili. «Rivolgo un accorato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, – ha detto all’Angelus di domenica 26 luglio da Castel Gandolfo – fondata sulla pari dignità e gli uguali diritti di ogni persona umana, e a rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa». E domenica scorsa, rientrato a Roma, il Papa ha chiesto di continuare a pregare per la pace, «perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti». Intanto nella Striscia di Gaza una nuova ondata di attacchi israeliani ha causato almeno 19 morti tra i Palestinesi e colpito edifici residenziali. I raid arrivano pochi giorni dopo che il Board of Peace ha cercato di rilanciare il percorso verso una tregua e dopo che Hamas ha annunciato di aver aderito all’ultima fase del piano di pace promosso dal presidente degli Stati Uniti. Giovedì scorso, infatti, Donald Trump aveva affermato che erastato raggiunto un accordo sul disarmo completo del movimento palestinese Hamas e di altri gruppi nella Striscia di Gaza. L’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu, però, aveva fatto sapere che Israele non ritirerà le sue truppe dalla Linea Gialla nella Striscia finché Hamas non sarà disarmato. A loro volta, i mediatori riuniti al Cairo e i portavoce di Hamas hanno confermato un’apertura al disarmo e alla consegna delle armi pesanti, solo a fronte dell’immediata interruzione della campagna militare israeliana e del ritiro delle truppe. Il futuro di Gaza, nel frattempo, si intreccia inevitabilmente con la tesa campagna elettorale in corso in Israele e con la pressione dei coloni, pronti a rivendicare il ritorno nella Striscia e a chiedere l’allontanamento dei Palestinesi. In Terra Santa, dunque, a distanza di quasi tre anni dall’inizio della guerra, la realtà resta ancora molto tesa. A confermarlo è suor Sandra Castoldi, suora milanese delle Orsoline di San Carlo, che vive da 11 anni a Gerusalemme e opera presso gli uffici del Patriarcato Latino di Gerusalemme. stato raggiunto un accordo sul disarmo completo del movimento palestinese Hamas e di altri gruppi nella Striscia di Gaza. L’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu, però, aveva fatto sapere che Israele non ritirerà le sue truppe dalla Linea Gialla nella Striscia finché Hamas non sarà disarmato. A loro volta, i mediatori riuniti al Cairo e i portavoce di Hamas hanno confermato un’apertura al disarmo e alla consegna delle armi pesanti, solo a fronte dell’immediata interruzione della campagna militare israeliana e del ritiro delle truppe. Il futuro di Gaza, nel frattempo, si intreccia inevitabilmente con la tesa campagna elettorale in corso in Israele e con la pressione dei coloni, pronti a rivendicare il ritorno nella Striscia e a chiedere l’allontanamento dei Palestinesi. In Terra Santa, dunque, a distanza di quasi tre anni dall’inizio della Nel luglio 2025, all’indomani dell’attacco israeliano alla parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, l’avevamo incontrata, durante la sua vacanza in Italia, per fare il punto della situazione. A distanza di un anno abbiamo nuovamente chiesto alla religiosa, che sta trascorrendo qualche giorno in famiglia, che cosa sta succedendo oggi. «La situazione attuale a Gerusalemme e nella Terra Santa è estremamente precaria, magmatica e incerta. – ha spiegato suor Sandra – In particolare, i territori della cosiddetta autorità palestinese sono sempre più minacciati dall’incursione dei coloni che bruciano, saccheggiano e cercano di fare in modo che la popolazione locale se ne vada. Gerusalemme, fortunatamente, è città piuttosto isolata ed è come immersa in una bolla di apparente tranquillità, in cui la popolazione, formata da ebrei, palestinesi, arabi cristiani e musulmani, vive insieme senza particolari problemi». L’assenza più evidente, però, come nota la suora, è quella dei pellegrini, specie i cristiani. «Gli unici turisti che si vedono circolare sono gli israeliani locali che vengono a visitare la città». La criticità più grande è proprio la mancanza di lavoro per la popolazione cristiana impegnata da sempre nell’ospitalità, nell’accompagnamento ai luoghi sacri e nelle attività commerciali legate ai pellegrinaggi del tutto assenti. «In questo contesto – ha aggiunto la religiosa – bisogna inserire la difficoltà delle famiglie di pagare le rette per le scuole dei figli e quella di garantire il salario agli insegnanti e una dignità di vita a quanti non sono messi in condizione di lavorare. La criticità si avverte ancora di più in città come Betlemme, che è deserta, perché a maggioranza cristiana e ormai priva pellegrini. Ecco perché è quanto mai importante in questo momento il sostegno alla Terra Santa». Fondamentale in questo contesto è l’attività del Patriarcato Latino di Gerusalemme, che corrisponde sostanzialmente a una vera e propria diocesi, nella quale il patriarca, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, è vicino ai fedeli che vivono in quei territori e si preoccupa di provvedere non soltanto ai bisogni spirituali ma anche a quelli materiali, come la mancanza di lavoro e di autonomia economica e cerca di assicurare alla popolazione palestinese tutti i permessi necessari che servono per lavorare e per potersi muovere. «Per la popolazione rimasta a Gaza, – ha concluso suor Sandra – occorre una cura maggiore e si cerca di fare tutto ciò che è possibile per portare aiuto, nonostante le condizioni difficilissime in cui vivono le persone. Anche gli operatori che portano soccorso sono minacciati dalla guerra che non ha mai smesso di esserci in questa zona, perché Hamas, finché Israele non garantisce il “cessate il fuoco”, vuole rimanere a vigilare sulla popolazione e i civili vivono una situazione di sofferenza». Per capire davvero quello che sta succedendo alla popolazione di Gaza, suor Sandra consiglia di leggere il recente libro di padre Gabriel Romanelli, Le rovine e la luce (Piemme), che descrive sotto forma di diario l’escalation di violenza nella Striscia a partire dal tragico 7 ottobre del 2023.

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