La cultura è fruttuosa

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Giovanni Francesio, direttore editoriale della casa editrice Neri Pozza, sei il fautore di un’iniziativa particolare e coraggiosa. Il 1° settembre, insieme all’amministratore delegato Andrea Faltracco, hai inaugurato a Milano La Casa della Frutta, un nuovo spazio culturale ideato per creare un collegamento reale e dialogico fra i lettori, i libri, gli autori e la città. La location non è casuale: al piano terreno dello stabile di via San Vittore 3 era attivo uno storico negozio di ortofrutta che, triste destino del- le attività commerciali di quartiere, è stato fagocitato dalla grande distribuzione. Come tu stesso hai dichiarato, la scelta di mantenere inalterato il nome del negozio vuole costituire un legame di continuità con il recente passato e trasmettere il messaggio che i libri e la cultura possano essere frequentati e assunti quotidianamente, fornendo vitamine e nutrimento per l’anima, come accade con la frutta per il corpo. Questa scelta, caro Giovanni, a molti sarà parsa un suicidio in termini di utili: nel 2025 sono stati acquistati in Italia 3 milioni di libri in meno rispetto al 2024. La tendenza non sembra arrestarsi nel 2026, eccezion fatta per l’editoria per i bambini e i ragazzi, in leggera crescita. Tutti ricordiamo inoltre che a Milano hanno fragorosamente chiuso i battenti due storiche librerie: la sede di via Manzoni della Feltrinelli, nel settembre 2019 e la storica Hoepli, nel maggio 2026. Dobbiamo quindi considerarti un pazzo e un visionario? Sicuramente sei un avanguardista: La Casa della Frutta non sarà solo una nuova libreria, ma soprattutto uno spazio in cui l’attività editoriale possa visibilmente essere una pratica quotidiana e accessibile. Saranno organizzati incontri e presentazioni, ma anche corsi, laboratori e mostre d’arte. Ciò a cui tu e i tuoi collaborati mirate è invitare i cittadini a entrare nelle vostre stanze e scoprire che “fare libri” non è un’attività elitaria, ma può diventare un momento di condivisione, abbattendo le barriere tra gli editori e i potenziali lettori. Questo modello, caro Giovanni, merita di essere divulgato, tanto più in questi giorni in cui si sta prendendo coscienza dei reali pericoli dell’AI. In uno spazio reale ci si incontra, si parla, si scambiano opinioni su un libro, un quadro, un film, un pezzo musicale: si preserva l’essenza umana. Le tue parole, un manifesto: «Non fermeremo l’evoluzione del virtuale, ma possiamo ancora avere degli spazi in cui stare insieme e dialogare».

silviamalaspina [at] gmail.com

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