Francesco andò da Emma

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Di Ennio Chiodi

Dalla terrazza della casa di Campo de’ Fiori dove Emma Bonino trascorse gli ultimi anni di una vita intensa e “radicale” si vede molto bene la cupola di San Pietro galleggiare sui tetti di Roma. Non poteva aspettarsi che da quella basilica giungesse, in un mite pomeriggio di novembre del 2024, per una visita privata e inattesa, Papa Francesco in persona. È iconica la foto che li ritrae al tramonto su quella terrazza inondata dal sole, uno di fronte all’altra, sulle loro sedie a rotelle a condividere la propria fragilità umana e un’amicizia che li avvicinava nonostante posizioni evidentemente molto distanti. Francesco non poteva certo approvare battaglie estreme e divisive – per molti aspetti, anche di questi tempi, inaccettabili – su temi come l’aborto, la fa- miglia, l’eutanasia e il fine vita, ma di Emma Bonino ammirava l’impegno generoso per gli ultimi, per i bambini affamati e dimenticati nel mondo, per i migranti in fuga dai loro inferni e la caparbia fiducia in quell’Europa nata dalla profetica intuizione di tre grandi cattolici come Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Shumann. Bonino era stata più volte ministro in governi di diversa ispirazione e aveva ricoperto importanti cariche nelle istituzioni europee, senza mai deviare dalla rotta “ostinata” che indicava un mondo migliore. Molti, nel mondo cattolico e non solo, hanno fortemente criticato quel gesto, accreditando una narrazione che vedeva il Papa cedere alla secolarizzazione di posizioni e sentimenti sulla difesa della vita che non consentirebbero compromessi. Ma Francesco, anche in quell’occasione, ha semplicemente fatto il suo mestiere di pastore in missione: non avrà convinto l’amica radicale ma ha certamente lasciato un seme anche sul quel terreno che comunque arido non è. Qualche anno prima ricordava nella Evangelii gaudium che “La Chiesa non è una dogana. È chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre”. Di frequente, invece, “ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori”. Non per caso, nel giugno del 2017, si raccolse in preghiera in quel di Bozzolo, popoloso comune padano, sulla tomba e “sulle orme” di don Primo Mazzolari, uno dei suoi maestri. Dell’insegnamento del Parroco di Bozzolo, a lungo osteggiato dalle gerarchie e poi riabilitato da Giovanni XXIII e da Paolo VI – che lo definì “un profeta cui era difficile star dietro” – Francesco sottolineò i riferimenti ai “lontani”: «L’amore non conosce staccionate. Si rimane nella Chiesa se si ha il coraggio di uscirne per ricondurvi il prodigo. Si è pastori a patto di ascoltare il lamento della pecora perduta e di lasciare le sicure per cercare, ritrovare, riportare sulle spalle e sul cuore proprio la perduta”.

enniochiodi [at] gmail.com

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