Belén, una di noi

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Di Silvia Malaspina

Cara la mia Belén Rodriguez, queste righe non sono per la statuaria showgirl che mette a dura prova le coronarie dell’italico maschio medio, ma per la donna che, come abbiamo constatato, è “una di noi”, almeno nell’animo. Si è molto parlato e scritto del tuo recente ricovero al policlinico di Milano, in seguito a momenti di forte agitazione vissuti all’interno della tua abitazione. Grazie alla chiamata da parte dei tuoi vicini, sono intervenuti il servizio del 118 e i Vigili del Fuoco, che ti hanno rinvenuto in stato confusionale. Si è scatenato il consueto circo mediatico, con profusione di articoli, servizi televisivi, post sui social e commenti, spesso arbitrari e sconvenienti. I leoni da tastiera hanno vergato illuminanti righe nelle quali si chiedono il motivo per cui una donna bella, ricca, di grande successo, possa cadere nelle spire della depressione e degli attacchi di panico, sindromi di cui tu stessa confessasti di soffrire in un’intervista del 2023. Ecco il problema, cara Belén: se ti fossi fratturata una caviglia scivolando sul bordo della vasca idromassaggio di una Spa extra lusso, all’unanimità sarebbero piovuti auguri di pronta guarigione, nonché svenevoli apprezzamenti sul fascino dell’arto infortunato. Invece il disagio psicologico viene ancora considerato un tabù e aleggia come uno stigma disonorevole su chi lo manifesta. Cara Belén, sei in ottima compagnia: da un’indagine del 2024 de Il Sole 24 ore è risultato che in Italia oltre 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi depressivi, e che negli ultimi anni si è registrato un incremento del 30% delle diagnosi. Inoltre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la depressione la principale causa di disabilità nel mondo, prevedendo che, entro il 2030, diventerà la malattia mentale più diffusa. Alla luce di questi dati, fino a quando ci ostineremo a considerare i disturbi psicologici illusorie chimere di persone che non hanno di meglio a cui pensare? Perché non riconoscere ciò che realmente sono: patologie che, al pari di quelle fisiche, necessitano di cure e attenzioni? Nelle nostre regioni è promosso un servizio di prevenzione per le più diffuse forme di cancro: se analogamente fosse istituito una sorta di “tagliando psicologico” in virtù del quale si possa dialogare con un professionista per prendersi cura della propria mente? Chi di noi può dirsi immune da ciò che ti è successo, cara Belén? Scagli la prima pietra chi non è mai stato attraversato da quella sottile linea d’ombra che, se trascurata, può trascinare in un baratro.

silviamalaspina [at] libero.it

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