San Berthieu, martire in Madagascar
Di Daniela Catalano
Il santo di questa settimana offre la vita per Cristo e accetta il martirio pur di non rinnegare la fede. San Jacques Berthieu nasce il 27 novembre 1838 in Francia, vicino ad Aurillac, e studia presso i “Fratelli delle Scuole Cristiane”. A 15 anni entra in seminario e il 21 maggio 1863 è ordinato sacerdote. Per nove anni si dedica con fervore al ministero sacerdotale e, nel frattempo, matura la vocazione religiosa e missionaria, che nel 1873 lo porta a entrare nella Compagnia di Gesù. Due anni più tardi Jacques parte per l’isola malgascia di Santa Maria, allora colonia francese, oggi territorio del Madagascar. La missione in quelle terre lontane inizia tra difficoltà e fatiche, compresa la necessità di apprendere la lingua e adattarsi al clima. Dopo il suo approdo il santo scrive al fratello: “La mia inutilità e la mia miseria spirituale servono a umiliarmi, ma non a scoraggiarmi; aspetto l’ora in cui potrò fare qualcosa, con la grazia di Dio”. Dopo sei anni a Santa Maria, espulsi i gesuiti dai territori francesi, è costretto a recarsi sull’isola maggiore del Madagascar. Seguono altri spostamenti da una missione all’altra, ma sempre all’interno del Paese, dove nel 1883 scoppia la prima guerra franco-malgascia. All’indomani della firma della pace, Berthieu si reca nel centro dell’isola e vi rimane quasi sei anni “in mezzo a numerose persecuzioni”. Nel 1891 è inviato vicino alla capitale Tananarive. Nel 1894 scoppia una seconda insurrezione locale, guidata dai Menalamba, un gruppo di ribelli chiamati così per gli indumenti di colore rosso. L’8 giugno 1896 i combattenti entrano nel villaggio dove si trova il gesuita che è ritenuto tra i responsabili della sciagura del Madagascar perché predica Cristo e ha eliminato il culto degli idoli. I Menalamba si accaniscono sul missionario che è preso a calci, evirato, colpito con il machete e con le pietre e costretto a percorrere diversi chilometri a piedi, tra percosse e scherni. Giunti nel villaggio di Ambiatibe, il capitano gli spara un colpo alla nuca e lo uccide, gettando il corpo in un fiume. Papa Benedetto XVI lo canonizza il 21 ottobre 2012 e la memoria liturgica ricorre l’8 giugno.
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