Toh, chi si rivede, il cinema!

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La recensione. Quella striscia nel cielo, il film del vogherese Marco Vaccari, coniuga leggerezza e profondità con una naturalezza rara. Assolutamente da non perdere

Poi capita che un venerdì pomeriggio ti accomodi in un cine di provincia, a Voghera, e, quando si fa buio in sala, ti arrivano negli occhi immagini e parole che ti fanno esclamare: toh, chi si rivede, il cinema! Quella striscia nel cielo (fino a domenica scorsa in proiezione presso il teatro dei padri Barnabiti) è una piccola sorpresa della cinematografia (si può dire “indipendente”?) italiana, un film che riesce a coniugare leggerezza e profondità con una naturalezza rara. Marco Vaccari – qui regista, sceneggiatore e protagonista – costruisce una commedia dal cuore autentico, capace di affrontare un te- ma delicato come la disabilità psichica senza mai cadere nel pietismo o nella retorica. Al contrario, sceglie la strada più difficile e più efficace: quella dell’ironia, dell’umanità e dei dialoghi cioè della parola che illumina, stimola, colpisce, guizza, interroga. Ed è proprio nei dialoghi che il film trova uno dei suoi punti di forza maggiori. Le battute sono vivaci, intelligenti, spesso molto divertenti, ma sempre attraversate da una sensibilità non artefatta, che non va a caccia di like… I personaggi parlano come persone vere: si prendono in giro, si scontrano, si scoprono a poco a poco. Ne nasce una comicità spontanea, mai forzata, che accompagna lo spettatore lungo tutta la storia e rende credibile anche la trasformazione emotiva dei protagonisti, pure nei momenti più intensi e drammatici della pellicola. La trama funziona e regge nel suo equilibrio tra racconto on the road e racconto umano. L’idea dei tre rapinatori pasticcioni che si ritrovano coinvolti in una fuga insieme a quattro uomini affetti da disturbi psichici e a una suora poteva facilmente trasformarsi in caricatura; invece il film mantiene in ogni risvolto misura e rispetto. La fuga attraverso l’Oltrepò pavese diventa così un viaggio di conoscenza reciproca, di redenzione e di scoperta dell’altro. I “diversi”, in realtà, finiscono per essere i personaggi più verosimili e disarmanti dell’in- tera vicenda. Vaccari dimostra inoltre che si può fare un cinema coinvolgente anche con pochi mezzi, quando esistono idee, capacità di meraviglia e di stupore e una scrittura solida. Il film sfrutta con mestiere e sapienza le location di casa nostra – campagne, colline, cascine, borghi e strade secondarie – trasformandole in parte integrante del racconto. La fotografia di Gianni Bonardi valorizza questi paesaggi con efficacia, mentre le musiche originali di Marco Forni accompagnano la storia senza mai sovrastarla. Il tono generale resta comunque lieve, persino nei passaggi più malinconici. C’è empatia (con lo spettatore), c’è tenerezza, ma soprattutto c’è uno sguardo profondamente umano sui personaggi. Marco Vaccari evita ogni giudizio e lascia emergere, fotogramma dopo fotogramma, una riflessione delicata sull’emarginazione, sulla paura del diverso e sulla possibilità di costruire amicizie oltre ogni etichetta. Alla fine Quella striscia nel cielo lascia addosso una sensazione rara: quella di un film che sa di buono, nel senso più nobile del termine, capace di divertire e insieme di toccare corde profonde, destinato a ben più allargate platee e a una distribuzione a livello nazionale. Una prova perspicace, realizzata con passione e con arte, che dimostra come il buon cinema possa nascere anche lontano dai grandi budget se al centro ci sono i personaggi, le emozioni e una storia che tiene, dall’inizio alla fine. Come se fosse già stata scritta in un romanzo. Le prossime proiezioni si terranno il 30 e 31 maggio e il 1° giugno al teatro Comunale di Rivanazzano Terme; il 7 giugno al teatro Soams di Pontecu- rone e il 13 giugno al teatro “Cagnoni” di Godiasco. In tutti i luoghi alle ore 16, 19 e 21.

Matteo Colombo

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