Due amici, carità e musica

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In evidenza. A due giorni dalla festa di san Luigi Orione, presentiamo il volume curato da don Flavio Peloso sul rapporto tra il santo e Lorenzo Perosi

Il 16 maggio è il giorno in cui la Chiesa celebra san Luigi Orione, conosciuto in tutto il mondo come il “santo della carità”, coetaneo del maestro Lorenzo Perosi, noto, a sua volta, per la notevole produzione di musica sacra apprezzata in Italia e all’estero. Proprio alla loro amicizia è dedicata l’ultima fatica letteraria di don Flavio Peloso, sacerdote della Piccola Opera della Divina Provvidenza, fondata da don Orione, di cui dal 2004 al 2016, è stato anche superiore generale. Don Peloso, che attualmente è direttore del Centro internazionale di formazione orionina di Tortona, postulatore e direttore delle riviste Messag- gi di Don Orione e Don Orione oggi, ha dato alle stampe il volume Il Maestro Perosi e Don Orione. Amicizia d’arte e di fede (Edizioni Rubbettino, 2026, pp. 312, euro 20), composto di tre parti: la prima dedicata alla biografia dell’amicizia, la seconda caratterizzata da un ricco repertorio fotografico e la terza tratta dall’Epistolario Perosi dell’Archivio Don Orione. Il libro è stato presentato il 12 marzo scorso al Paterno alla presenza del professor Simone Baiocchi, esperto di Perosi, di don Paolo Padrini, direttore artistico del “Perosi Festival” e di padre Tarcisio Vieira, superiore generale dell’Opera Don Orione. Nelle pagine del testo l’amicizia tra i due grandi sacerdoti italiani del ’900, che ha nell’arte e nella fede le coordinate principali, è colta nella sua profonda semplicità e bellezza e, grazie alla notevole cura dell’autore e alla sua precisione certosina, emerge anche l’humus nel quale si è dipanata, “un’atmosfera profonda e amplissima che consente di cogliere il significato spirituale di quel viaggio che, sottobraccio, i due testimoni compirono nel corso della loro intensa vita”. “Siamo grati a don Flavio Peloso per avere composto con precisione e finezza di scrittura i tasselli della biografia dell’amicizia dei due grandi tortonesi, campioni del clero italiano, e di avere messo a disposizione la documentazione inedita che ne dà testimonianza” – sottolinea nella prefazione il maestro Arturo Sacchetti, grande conoscitore ed esecutore della musica perosiana. Il libro, partendo dal cospicuo corpus di corrispondenze, notizie e fatti provenienti dal contesto delle relazioni, porta a scoprire i legami, le intese, i significati e le sintonie che caratterizzarono i due: il chierico Orione e lo studente Perosi, nato uno a Pontecurone il 23 giugno 1872 e l’altro il 21 dicembre dello stesso anno a Tortona, città dove si incontrarono giovanissimi. Dopo il 1890, però, i loro percorsi di vita si separarono, ma sempre furono amici, godendo delle differenti realizzazioni, stimandosi e aiutandosi fino alla morte del primo, al quale Perosi dedicò un commosso Requiem. A legare profondamente i protagonisti di un importante periodo storico furono “la carità del bello e il bello della carità”, che percorsero la loro esistenza terrena. Entrambi si distinsero per “la forte coscienza sacerdotale che animò i differenti talenti, posti al servizio di Dio e dell’umanità”. “Furono apertamente e fedelmente sacerdoti, uomini di Dio, annunciatori del Vangelo. – si legge nell’introduzione – Per loro, il sacerdozio non fu solo un elemento del loro contesto esistenziale quanto piuttosto la fonte interiore dell’erompente ricchezza d’anima che li rese, in maniera distinta, capaci di illuminare il cammino umano con la luce divina. L’arte musicale e il ministero della carità furono essenzialmente espressioni della loro azione sacerdotale a salvezza delle anime elevandole dall’aridità della materia e del contingente all’orizzonte divino, alto e benefico”. “La loro musica, diversamente composta e suonata, fu per elevare a Dio”: scrive Sacchetti. Mentre il maestro Perosi dichiarava: «Gli uomini del mio tempo non vogliono ascoltare il Vangelo, li costringerò ad ascoltarlo in musica», don Orione, da parte sua, affermava: «Tanti non sanno comprendere l’opera di culto ed allora bisognerà unire ad essa l’opera di carità. Ella apre gli occhi alla fede». Grazie all’opera di don Peloso, nel legame tra lo “stratega della carità” e “il genio della musica sacra” si percepisce qualcosa di sovraumano e di estremamente affascinante.

Matteo Colombo

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