Spoon River a bognassi
Di Pier Luigi Feltri
In questa stagione ogni weekend è buono per risalire la Valle Staffora alla ricerca di contesti naturalistici intatti, dove godere dell’esplosione che la Primavera torna ogni anno a regalare. E perché no? Anche per scoprire le delizie dei tanti agriturismi che propongono prodotti locali, nell’atmosfera genuina della tradizione che le aree interne continuano a mantenere viva e densa di significato. È con questo spirito che andiamo a Bognassi, una frazione del comune di Varzi. Il nucleo abitato è piccolo e ben tenuto, e fa parte di uno sciame di località minuscole e case sparse, tra cui Gerbidi, Costiolo, Santa Cristina, solo per citare le più prossime. Il territorio è solcato dal torrente Reganzo, che nasce dal monte Bertullo, a Est di Santa Cristina, e scorre poco distante dall’abitato. Le origini di Bognassi vengono fatte risalire all’insediamento di due fratelli di cognome Giorgetti, provenienti dal lago di Como, ai quali si aggiunsero in seguito altri due fratelli, i Guidi, giunti dal Veneto. La lunga persistenza di questi cognomi nella popolazione locale fino ai giorni nostri rappresenta un elemento di continuità. Nel territorio sono stati rinvenuti inoltre frammenti di tegole romane, che fanno ipotizzare una frequentazione ben più antica. SANTI E BEATI di DanieLa CaTaLano Carmen, prima santa del Venezuela Bognassi è sede della parrocchia di sant’Andrea Apostolo, documentata almeno dal 1523 e appartenente alla Diocesi di Tortona. La chiesa parrocchiale si trova poco distante dal nucleo abitato; venne riedificata nella sua forma attuale tra il 1907 e il 1908 per iniziativa di don Luigi Rota. All’interno del perimetro parrocchiale rientra anche la località di Santa Cristina, che ha una propria chiesa, intitolata alla medesima santa. Nei pressi di questa località, in posizione panoramica, è collocata la Panchina Gigante numero 448. La vita quotidiana di Bognassi è stata a lungo organizzata intorno alla fontana pubblica. Qui venivano lavati i panni e, insieme al lavoro, circolavano informazioni sulla vita del paese. Alcune tavole di legno, appese sopra il lavatoio, riportano incise le storie e le immagini di figure di riferimento per la comunità, legate ad antichi mestieri. Ecco allora il ricordo del falegname Berto, dalle “mani che parlavano col legno”. E “dov’è Luigina”, si chiede un’altra tavola? Luigina era la sarta del paese: “vite da vestire, da far uscire l’anima (anche una fascina pareva una regina)”. Una sorta di “Antologia di Spoon River” declinata, con tutte le sue specificità, in questo piccolo mondo antico.
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