Garlasco: fine primo tempo

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Di Ennio Chiodi

E adesso? Come passeranno mattina, pomeriggio e sera la criminologa determinata con l’aria di chi la sa lunga, la gior- nalista aggressiva, il suo collega tranquillo e rassicurante, immobile sulla poltrona per settimane, l’inviata sul posto, il testimone già sentito mille volte, il direttore della rivista familia- re, il generale in pensione, lo psicologo forense, il “criminal profiler”, il consulente di parte e quello dell’altra parte, gli avvocati difensori e le parti civili più presenti negli studi televisivi che nelle aule dei tribunali? Cosa faranno adesso che l’inchiesta bis sull’uccisione di Chiara Poggi (povera Chiara!) sull’eterno caso Gar- lasco sembra aver raggiunto un punto di svolta con la chiusura delle indagini? Si placheranno? Poco probabile: il secondo tempo della seconda fase sarà lungo, come ha avvertito la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che si occuperà dell’eventuale revisione del processo a carico di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni tra mille dubbi mai del tutto risolti e precedenti assoluzioni. Produttori, conduttori e ospiti ben retribuiti sorridono soddisfatti. Cosa faranno, piuttosto, Al- berto Stasi, il condannato, e Andrea Sempio, il nuovo imputato? Aspetteranno, ognuno con le proprie certezze, le speranze, le angosce e le nuove attese, mentre il teatrino della TV riprenderà le sue rappresentazioni. Gli strateghi dei palinsesti sanno quel che fanno: se continuano a invadere la programmazione con trasmissioni ripetitive nei contenuti e nei protago- nisti – sempre gli stessi, uguali a se stessi, a recitare la stessa parte – significa che l’interesse del pubblico non cala. La verifica costante degli ascolti è scientifica. Non si sbaglia. Garlasco, del resto, rappresenta solo il principale flusso della esondazione di cronaca nera che travolge gli schermi nelle case degli Italiani. Non sappiamo se la ripresa delle indagini da parte della Procura di Pavia sia stata in qualche modo sollecitata dalla continua attenzione mediatica che ha accompagnato periodicamente l’intricata vicenda processuale. Se così fosse, anche solo casualmente, e se alla fine si giungesse – grazie a strumenti scientifici aggiornati che consentono rilievi più mirati – alla revisione del processo, alla eventuale assoluzione di un innocente in carcere da anni, all’individuazione di un colpevole finora protetto dagli errori di un’inchiesta discussa e discutibile, avremmo raggiunto un risultato importante e sacrosanto. Non lo sappiamo e lo scopriremo dalle prossime inchieste e dai futuri processi, non dalla infinita filastrocca mediatica. La ricerca della verità e della giustizia, comunque si svolga, è sempre un momento positivo e decisivo per la vita e la dignità delle persone.

enniochiodi [at] gmail.com

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