George: who else?
Di Silvia Malaspina
Caro il mio George Clooney, nel corso della tua più che trentennale carriera cinematografica avrei potuto scriverti lettere di tenore assai diverso da questa, ma l’oc- casione contingente è molto più importante e profonda. Lo scorso 8 aprile, infatti, sei stato il protagonista dell’iniziativa i Dialoghi sul Talento, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, in collaborazione con la Clooney Foundation for Justice. In controtendenza rispetto alla brulicante caciara che aleggia sul mondo di voi vip, sei arrivato al Palaz- zetto dello Sport di Cuneo senza alcun codazzo di assistenti o guardie del corpo e ti sei messo a disposizione per un confronto con gli oltre 3000 studenti delle scuole superiori su temi di scottante attualità. Un dibattito aperto solo ai ragazzi, con dichiarato malcontento delle genitrici escluse (cui va la mia solidarietà), che ti ha visto protagonista non come indiscussa star internazionale, ma come attivista per i diritti civili. Nel tuo intervento, caro George hai alternato affondi politici, impegno civile, discorsi motivazionali e confessioni sulla tua gioventù: «Ho iniziato a lavorare in una fattoria di tabacco nel Kentucky per 3 dollari all’ora. Se conosci la povertà, non hai più paura di perdere tutto. E sei libero di difendere ciò in cui credi». L’apice è stato raggiunto quando hai pronunciato parole durissime sul presidente Donald Trump e le sue ultime esternazioni nel complesso quadro della Terza Guerra del Golfo: «Se qualcuno dice di voler porre fine alla civiltà, questo va considerato un crimine di guerra» e hai sottolineato che esiste un limite etico che non dovrebbe mai essere oltrepassato. Gli studenti ti hanno applaudito a lungo e hanno dimostrato di apprezzare particolarmente i reso- conti sull’attività dell’ente benefico fondato da te e dalla tua consorte Amal: la difesa dei diritti umani in oltre 40 Paesi e l’assistenza legale gratuita alle vittime di abusi. L’organizzazione si concentra inoltre sulla tutela della libertà di stampa, i diritti delle donne, il perseguimento di crimini di guerra e contro l’umanità. Un’unica perplessità mi rimane, caro George: perché hai deciso di abbandonare gli Stati Uniti e di trasferirti in Provenza, acquisendo la cittadinanza francese? Nelle interviste adduci la motivazione di voler preservare la privacy dei tuoi figli e la volontà di farli crescere lontano dai clamori e dagli eccessi di Hollywood. Perché non sei rimasto sul “campo di battaglia” e non hai rispolverato l’antica ipotesi di una candidatura alla Casa Bianca? In un famoso spot sussurravi sornione: «What else?». Chi altro sull’attuale scena politica americana?
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