In Italia cresce ancora la corruzione

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Di Cesare Raviolo

In Italia cresce la corruzione, cioè “l’utilizzo improprio di denaro pubblico per guadagni privati o l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenerne vantaggi privati”. Questo è quanto emerge dal Rapporto CPI2025 presentato a Roma da Transparency International. Il nostro Paese, infatti, scende a 53 punti su 100, peggiorando rispetto ai 54 del 2024 e ai 56 del 2023 e posizionandosi al 52° posto nella classifica globale dei 180 Paesi oggetto della rilevazione e al 19° tra i 27 Stati membri dell’UE. I dati di Transparency International riferiscono la percezione di esperti, imprese e cittadini e raccontano un clima sociale ed eco- nomico sempre più fragile. La crescita della corruzione causa un progressivo degrado dell’economia, snaturando la corretta competizione tra imprese e riducendo gli stimoli al- l’innovazione. La corruzione è un furto ai danni della comunità e ha gravi effetti sociali: rende la società più ingiusta, aumenta le disuguaglianze e provoca un calo della fiducia dei cittadini nelle istituzioni, mettendo a forte rischio il progresso sociale, l’equilibrio istituzionale e il benessere della collettività. Un maggior clima corruttivo aumenta gli spazi d’azione della criminalità organizzata. Le mafie italiane hanno conosciuto una radicale trasformazione, dando vita a imprese che ricorrono sistematicamente a corruzione, frodi fiscali, false fatturazioni, accesso fraudolento ad appalti pubblici, contributi illeciti più efficaci dell’uso della violenza sistematica. Anche la politica ha contribuito a indebolire il contrasto alla corruzione. Innanzitutto, il racconto di chi, dopo aver vinto le elezioni, interpreta il voto popolare come una investitura senza vincoli e controlli, ha ridotto la capacità delle istituzioni di intervenire effica- cemente. Poi, diverse risoluzioni legislative (sospensione del Foreign Corrupt Practices Act, abolizione del reato di abuso d’ufficio, ritardo nell’approvazione della legge sul conflitto d’interessi e sulla regolamentazione delle lobby, rinvio del Registro dei Titolari Effettivi, riduzione delle competenze della Corte dei conti, ecc.) hanno reso più difficile i controlli anticorruzione nel nostro Paese. Secondo una recente ricerca del Centro RanD i fenomeni corruttivi costano ai Paesi europei oltre 900 miliardi di euro l’anno e all’Italia almeno 237 miliardi, pari a circa il 13% del Pil. Urge riscoprire, a tutti i livelli, l’onestà, virtù dimenticata e persino irrisa, e rispettare il 7° comandamento: non rubare!

raviolocesare [at] gmail.com

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