I Centri di Ascolto della Caritas in dialogo
Nell’abbazia di Rivalta Scrivia l’incontro di approfondimento dopo il convegno ad Arenzano
TORTONA – Nella splendida cornice dell’Abbazia di Rivalta Scrivia il 16 maggio si sono incontrati 40 volontari dei 12 Centri d’Ascolto della Caritas Diocesana per raccogliere l’eredità del convegno di Arenzano dello scorso anno. “Avanguardie dell’ascolto”, così il sociologo Carlo Andorlini aveva definito i Centri d’Ascolto affidando loro l’arduo compito di fronteggiare le urgenze del nostro tempo: l’impoverimento delle relazioni, delle comunità e del senso della vita. Un’eredità molto importante, un mandato ambizioso e, a tratti, disarmante. La Caritas tortonese ha programmato tre incontri per rileggere le sfide lanciate dal sociologo fiorentino e tradurle in gesti concreti, pensati su misura per i nostri territori e per ricordare che “tocca a noi” affrontare e valorizzare queste sfide, come ha invitato a fare Donatella Turri, anche lei relatrice ad Arenzano. Con queste premesse, ha preso avvio la prima giornata dedicata ai Centri d’Ascolto che ha visto la sentita partecipazione di 40 volontari, dai più esperti a quelli appena arrivati che hanno da una settimana concluso il percorso di formazione di base. Ad aprire le porte dell’Abbazia, Giorgio Bailo, presidente della cooperativa Agape, ente gestore dei Servizi Caritas e Fausto Miotti, storico e cultore dell’arte locale oltre che presidente dell’associazione Amici dell’Abbazia di Rivalta Scrivia. Dopo un momento culturale, i volontari sono tornati bambini partecipando alla caccia al tesoro “Riconosci il tuo Centro d’Ascolto in base agli indizi” inventata per testare il grado di conoscenza del territorio di provenienza. Successivamente, don Stefano Traini, direttore della Caritas di Chiavari e rettore del Seminario ha guidato la riflessione e il momento di deserto. Alcune parole-chiave toccate dalla sua accorata Lectio (Giovanni 6,4-13) hanno risuonato nei cuori per tutta la giornata: l’esortazione “tocca a noi” che interroga sul significato spesso distorto del verbo “toccare” (mi “tocca” come un peso, una fatica oppure mi “tocca” come emozione che muove il cuore); “noi” pronome fragile, spesso sovrastato dall’io e dall’egocentrismo, contrapposto all’importanza dell’affrontare la vita insieme, uniti, mai da soli, senza restare nelle retrovie. La forza dell’alleanza è la più forte che ci sia in natura! Don Stefano ha aiutato i presenti a riflettere sulle motivazioni del servizio e su quanto si è capaci di lavorare insieme. Un’altra provocazione è stata l’esortazione a vivere i colloqui con i beneficiari dei servizi Caritas come occasioni preziose per diventare persone migliori. Il sacerdote ha sottolineato come stare bene con se stessi permette di fare bene il servizio verso gli altri e ha ricordato che il Vangelo non si preoccupa dei “perfettini”, ma di chi è in cammino, ricordando che tutti sono “frangibili” e occorre prestare la massima attenzione verso se stessi e verso gli altri. Infine, don Stefano ha invitato i volontari a vivere un momento di silenzio e riflessione rispetto alle sollecitazioni offerte. A seguito del deserto e di un primo giro di condivisione, il pranzo. I lavori del pomeriggio si sono concentrati sull’aspetto più operativo del servizio e hanno ripreso in modo concreto l’eredità di Arenzano. Divisi per gruppi, i volontari hanno lavorato insieme per delineare azioni e fatiche rispetto al ruolo dei Centri d’Ascolto. La giornata si è conclusa con i saluti e le restituzioni e ognuno si è portato a casa non solo la forza del gruppo e del sentirsi in cammino, ma anche un braccialetto fatto di 12 nodi, quanti sono i Centri d’Ascolto diocesani! Il secondo appuntamento sarà a settembre a Brusson.
Alessia Cacocciola

