Nuovi virus, vecchi vizi
Di Ennio Chiodi
“Odissea Atlantica”: il titolo scelto per il viaggio della Motonave olandese “Hondius”, progettata per crociere avventura in Antartico e Artico, non ha portato fortuna. Quando, il 1° aprile scorso, ha salpato le ancore da Ushuaia, capoluogo della Terra del Fuoco, all’estremità meridionale del Sud America, ospitava 60 membri dell’equipaggio, molti dei quali filippini, e 90 passeggeri di ben 23 nazionalità diverse. Tra loro un ospite invisibile e molto insidioso: un virus capace di uccidere, anche se richiede un contatto stretto e prolungato per essere trasmesso da uomo a uomo. Lo avevano portato a bordo una coppia di viaggiatori olandesi, appassionati di birdwatching, che poco prima dell’imbarco erano capitati in una discarica nel tentativo di fotografare un “caracara golabianca”, grande rapace della famiglia dei falchi. Sono così entrati in contatto con un “hantavirus” diffuso dagli escrementi e dalla saliva di un piccolo roditore dalla lunga coda che da quelle parti è di casa. I due turisti esploratori si sono presto ammalati e sono morti pochi giorni dopo, mentre iniziava l’incubo per gli altri passeggeri. Prima che si comprendesse cosa stesse succedendo, diverse persone erano però già sbarcate sull’isola di Sant’Elena e avevano raggiunto i rispettivi Paesi alimentando il rischio di una rapida diffusione globale. La nave ha concluso nei giorni scorsi le sue peripezie a Tenerife, l’isola delle Canarie, che ha accettato con grande solidarietà di favorire lo sbarco dei passeggeri. Non era scontato e anche Papa Leone XIV, che ha in programma una prossima visita nell’arcipelago, ha voluto ringraziare solennemente questo atto di civiltà. In molti hanno già raggiunto le loro destinazioni di origine, Italia compresa, dove sono stati messi in quarantena e qualcuno presenta sintomi preoccupanti. Non è una pandemia, e probabilmente non lo diventerà, ma questa nuova lezione ci insegna che nel mondo globalizzato sottovalutare può essere fatale. Servono attenzione, responsabilità, sorveglianza e coordinamento nazionale e internazionale. La ricerca scientifica, che ci offre soluzioni inimmaginabili solo fino a qualche tempo fa, è la strada maestra da percorrere. Demagogia e complottismo tuttavia non mollano dalle nostre parti. Il governo ha seguito il cattivo esempio americano prendendo le distanze dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – unica istituzione, con tutti i suoi difetti, in grando di garantire coordinamento e informazioni condivise – mentre i giornali della Destra populista e negazionista parlano di “fan- tavirus” rilanciando ridicole polemiche antiscientifiche di soubrettes e intellettuali di seconda fila. È incredibile, ma così va il mondo, di questi tempi.
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