Riscoprire la gioia dei discepoli di Emmaus perché Gesù è con noi

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Mons. Guido Marini l’8 maggio a Serravalle accolto dal “Popolo di Dio” delle comunità pastorali vicariali che il 9 hanno partecipato al pellegrinaggio mariano nel santuario della Madonna di Montespineto. Il 10 maggio il sacramento della Confermazione ad Arquata Scrivia e a Serravalle Scrivia

SERRAVALLE SCRIVIA – La Visita pastorale al Vicariato di Arquata-Serravalle continua e terminerà domenica prossima con la Messa di chiusura nella chiesa di Rocchetta Ligure. In questi giorni si sono svolti altri importanti momenti. Il primo di questi è stato venerdì 8 maggio presso il Centro Pastorale “Maria Regina” di Serravalle dove il vescovo ha incontrato il “Popolo di Dio” delle Comunità Pastorali “Sacro Cuore di Gesù” (Serravalle e Stazzano) e “San Paolo VI” (Arquata, Grondona e frazioni) seguito sabato 9 dal pellegrinaggio mariano e vocazionale del Vicariato al santuario di Montespineto e dalle due celebrazioni eucaristiche nelle quali il vescovo ha amministrato il sacramento della Confermazione ai ragazzi della zona di Arquata nel pomeriggio di sabato 9 e a quelli della zona di Serravalle domenica 10, sempre al pomeriggio. Mons. Guido Marini, nell’incontro con il “Popolo di Dio”, prendendo spunto da una considerazione colta mentre salutava i presenti, ha ricordato il brano del Vangelo che narra dei due discepoli in cammino da Gerusalemme verso Emmaus all’indomani della Pasqua. In particolare, si è soffermato sull’entusiasmo col quale avevano seguito Gesù, seguito dallo smarrimento avvertito dopo la sua morte che li rende incapaci di riconoscere il Signore accanto a loro, fino a quando non spezza il pane. «Questa immagine – ha detto il vescovo – riflette la nostra vita personale di fede e la vita delle nostre comunità, da cui non traspare la gioia di appartenere e di comunicare, perché siamo smarriti e rattristati, da quello che capita nella vita delle nostre comunità». Nel modo in cui si vive, si parla della fede, si prega, sembra di essere privi di Gesù. Mons. Marini ha ribadito che il suo venire in mezzo alla sua gente, nasce dal desiderio di portare Gesù, nel tentativo di cambiare il modo di vivere, di vedere la propria esistenza e rinnovando la fede. Il punto critico nella vita delle comunità, infatti, è la poca fede. Non si crede davvero che Gesù è risorto ed è presente in mezzo a noi, che davvero è il Salvatore e che cammina con noi, l’amore infinito, che guida l’esistenza. Oggi, sull’esempio dei due discepoli di Emmaus che hanno saputo interpretare i fatti di Gerusalemme, umanamente drammatici, in modo nuovo, come momenti nel quale la storia cambiava direzione in modo decisivo, il popolo di Dio è chiamato a leggere le fatiche, i problemi, le difficoltà, alla luce del Signore che è risorto. È importante capire che la situazione che si sta vivendo porta dentro di sé un orizzonte di luce, un’aurora nuova, solo se si è capaci di ascoltare la Parola di Dio, di incontrare il Signore nell’Eucaristia, se si è convinti che Lui non ci abbandona mai, neanche un istante della vita. Solo così, come per i due discepoli tutto si trasforma e si può tornare a essere contenti, gioiosi, felici, entusiasti e pronti a dire a tutti il motivo di questa gioia, di questo entusiasmo, di questa felicità, perché siamo, personalmente e comunitariamente, cristiani. L’incapacità di testimoniare e annunciare il Vangelo, come ha spiegato Mons. Marini, deriva dal fatto che la fede è debole e perché il Risorto non è così presente nella nostra vita e non si crede davvero alla forza del suo amore. Perciò ha esortato a chiedere al Signore di aiutare il Vicariato a vivere l’esperienza di Emmaus, riscoprendo che Gesù è adesso qui, accanto a ciascuno. L’augurio del pastore diocesano ai fedeli presenti è stato quello di poter uscire dalla chiesa «non consolati da una consolazione umana, ma dall’unica vera consolazione, che vale la pena vivere, quella di sapere che Dio è con noi, che sta vivendo ancora adesso». Tutto, infatti, diventa ancora più bello quando portiamo a tutti il Signore, là dove ogni giorno si vive e si opera. Questa è la vita cristiana viva, vera e autentica. L’augurio è che l’incontro con il Signore possa essere davvero tangibile, perché se ciò accade, tutto cambia nella vita delle comunità e si trasforma. Mons. Marini ha poi spronato a smettere di lamentarsi, di fare confronti con il passato e di crogiolarsi in inutili rimpianti perché il Vangelo non è un racconto del passato, è una parola più grande e, con l’aiuto della Parola di Dio, è possibile capire ciò ed essere capaci come i due di Emmaus di vivere il passaggio alla vita vera. Il vescovo ha concluso mettendo nelle mani del Signore il futuro del “Popolo di Dio” del Vicariato.

Luciano Camera

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