L’Italia di Kimi e Jannik

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Di Ennio Chiodi

Il primo pensiero dopo la vittoria, il primo saluto, il primo abbraccio è per le famiglie. Il papà, la mamma, il fratello, la sorellina. Le storie di Jannik Sinner, 24 anni, sudtirolese di San Candido e di Andrea Kimi Antonelli, 19 anni, bolognese di Casalecchio di Reno, non sono storie parallele. Jannik, consolidato nume- ro uno al mondo del Tennis, viene dalle montagne, e approda alla racchetta quasi casualmente dopo promettenti successi nello sci gio- vanile. Lascia, praticamente ancora bambino, la famiglia per l’intuizione di un istruttore e si trasferisce in un centro sportivo di eccellenza in Liguria per crescere da solo, imparando ad autogestirsi e a riflettere su sé stesso. Kimi, promessa esplosa della Formula 1, cresce avvolto dal rombo dei motori, figlio di addetti ai lavori, tra piste e scuderie. Per tre volte negli ultimi mesi, in tre fantastiche domeniche, vincono contemporaneamente nelle rispettive discipline, i grandi tornei e i Gran Premi, “trion- fano” senza discussioni, lasciando esterrefatti avversari e osservatori. Sembra si salutino e si battano il cinque a distanza al termine delle loro imprese sportive. Vincono con naturalezza, senza eccessi, giovani concreti che guardano alla sostanza più che all’immagine, nonostante un’esposizione mediatica fortissima e una pressione ambientale, fisica e mentale senza paragoni. Basta osservarli negli istanti che precedono le sfide che devono affrontare. Gli occhi di Kimi non guardano lontano, ma dentro di sé. Ripercorrono mentalmente il circuito, immaginano curve, cordoli e “chicane” con una ricognizione virtuale che aiuta a prevedere traiettorie e ostacoli. Nella guida è già un campione al di là della evidenza delle vittorie: sa rallentare e controllare; sa quanto e dove può schiacciare, al contrario di qualche amatissimo pilota del passato impulsivo e sconsiderato. Una strana creatura Kimi: mezzo uomo, attento, consapevole, responsabile e mezzo bambino, entusiasta e sorpreso di quanto gli stia ca- pitando. Lo sguardo di Jannik ormai maturo, ma sempre ironico e leggero, ti accompagna lungo il match, facendo intravedere la consapevolezza delle sue capacità: sa già che dritto allungherà tra un paio di scambi o con che rovescio replicherà alla prevedibile risposta dell’avversario. Colpisce con la stessa essenzialità del suo linguaggio: tutto quello che serve e nulla di più, senza alcuna teatralità. Dietro i risultati una rigida disciplina, un grande lavoro, studio e allenamenti costanti, eccellente organizzazione, famiglie che accompa- gnano con discrezione. Anche questa è Italia. Di tanti giovani che non si chiamano Jannik o Kimi, ma scelgono e difendono il loro percorso di vita, di impegno e di lavoro con fiducia e determinazione.

enniochiodi [at] gmail.com

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