«Il caffè sa di fratellanza e il pane si divide ancora»

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La prima visita pastorale del Papa in Italia. Venerdì 8 maggio, anniversario del suo pontificato, si è recato al santuario di Pompei e a Napoli, «città dai mille colori»

DI DANIELA CATALANO

Leone XIV ha voluto festeggiare il primo anniversario del suo pontificato recandosi venerdì 8 maggio a Pompei nel santuario della Madonna del Santo Rosario. Alle 8.52 è atterrato con l’elicottero nei pressi del sito archeologico ed è stato accolto da Mons. Tommaso Caputo, arcivescovo di Pompei, da Roberto Fico, presidente della Regione Campania, da Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, da Michele Di Bari, prefetto di Napoli e da Andreina Esposito, sindaco di Pompei. Poi, nella sala “Luisa Trapani”, il Papa ha incontrato alcune persone in situazioni di fragilità aiutate o accolte dai diversi Centri caritativi del santuario. Mamme che, tra mille difficoltà, hanno voluto portare avanti la propria gravidanza e sono rimaste sole con i loro bambini. Donne vittime di violenza. Genitori che promuovono la vita in ogni modo e a ogni costo, adottando bambini disabili, scongiurando un possibile aborto con proposte di soluzioni alternative. Il Santo Padre ha celebrato la Messa davanti a 20.000 fedeli in piazza San Bartolo Longo, fondatore del santuario e canonizzato proprio dal Pontefice il 19 ottobre scorso. «Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di successore di Pietro, era proprio la giornata della supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine santa». Con queste parole, ha iniziato l’omelia, spiegando il senso della sua presenza nella città mariana, durante la prima visita pastorale in Italia. Il Pontefice ha poi ricordato l’Anno del Rosario, indetto da san Giovanni Paolo II nel 2003 e posto in modo speciale sotto lo sguardo di Maria. «I tempi da allora non sono migliorati. – ha osservato – Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso». «Da questo santuario, la cui facciata san Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace – ha affermato il Successore di Pietro – oggi eleviamo con fede la nostra Supplica. Gesù ci ha detto che tutto può ottenere la preghiera fatta con fede. San Bartolo Longo, pensando alla fede di Maria, la definisce “onnipotente per grazia”. Per sua intercessione, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo. Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato». Leone XIV è quindi volato a Napoli dove è giunto alle 14.30. Davanti al Duomo ha salutato la città e ha esclamato: «Grazie per questa accoglienza. Sono molto contento di poter essere qui per fare omaggio a san Gennaro, tanto importante per la vostra devozione e fede». In cattedrale, accompagnato dal cardinale Mimmo Battaglia, ha abbracciato il clero locale, ha sollevato l’ampolla con il sangue del santo che si era liquefatto il 2 maggio scorso nella Cappella del Tesoro e l’ha baciata. L’incontro, scandito da momenti di preghiera e dalla proclamazione del brano evangelico dei discepoli di Emmaus, ha avuto come clou il discorso pronunciato dal Pontefice che ha definito Napoli «una città dai mille colori», citando la famosa canzone di Pino Daniele, «in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni; una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà; una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza». L’antidoto alla violenza proposto dal Papa è la cura: «Abbiamo bisogno di cura, del coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo». All’uscita, Leone, che ha conosciuto anche Patrizia Mercolino, mamma del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo un trapianto di cuore fallito, ha accennato a dirigere il coro di un gruppo di giovani che cantava O surdato ’nnammurato, una delle più famose canzoni in lingua napoletana. Infine si è diretto in auto verso piazza del Plebiscito, salutando le persone lungo la strada e affacciate ai balconi e alle finestre. Prima di salire sul palco, il Santo Padre si è intrattenuto nella basilica Reale di San Francesco di Paola per un rapido saluto alla Comunità dei Minimi, eredi spirituali del santo, che gli hanno regalato una tela raffigurante sant’Agostino che consegna la sua Regola a san Francesco di Paola. «Napoli vive oggi un drammatico paradosso: alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale. – ha detto il Pontefice rivolgendosi ai circa 50.000 fedeli presenti – La città rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico». «In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo. Dinanzi a queste realtà, la presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata. In questo contesto, sono tanti i Napoletani che coltivano il desiderio di una città riscattata dal male e guarita dalle sue ferite. Queste persone non devono restare isolate, e perché il loro impegno pervada il tessuto profondo della città, c’è bisogno di creare una connessione, di lavorare in rete, di fare comunità». A conclusione, il Papa ha compiuto un atto di affidamento alla Vergine davanti alla statua dell’Immacolata Concezione, fatta realizzare nella prima metà del XIX secolo dal venerabile don Placido Baccher e portata in piazza in occasione del secondo centenario dell’Incoronazione. Alla Madonna il Pontefice ha affidato Napoli coi suoi «sogni feriti» e la «speranza ostinata» perché trovi «la forza di rialzarsi a ogni caduta» per «non piegare la schiena davanti al male», trasformandosi in una tavola dove «il caffè sa di fratellanza e il pane si divide ancora». Leone, infine, ha deposto un mazzo di fiori bianchi ai piedi di Maria e, dopo la benedizione apostolica, si è congedato con un ultimo saluto alla folla: «Grazie a tutti, evviva Napoli».

(Foto: Vatican Media/SIR)

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