Libano: le sue ferite

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A cura di LIBRERIA SAN MARZIANO TORTONA

Mentre nel Sud del Libano è in corso la guerra tra Israele e Hezbollah (il “Partito di Dio”), l’invito rivolto da Leone XIV ai giovani libanesi durante la sua recente visita appare oggi profetico: «Giovani libanesi, crescete vigorosi come i cedri e fate fiorire il mondo di speranza!». Ad accogliere l’invito del Papa alla speranza è oggi anche una grande iniziativa editoriale, arrivata direttamente dal Libano: la traduzione dall’arabo di un testo che raccoglie la documentazione della causa di beatificazione di Youssef Antoun Makluf, noto come san Charbel (1828-1898) e che sarà disponibile presso la libreria San Marziano di Tortona. Il volume, a cura di padre Elias Al-Jamhoury, monaco dell’ordine maronita (OLM) esce in occasione del centenario dell’apertura della causa di beatificazione del santo (1926 -2026) e riporta le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto, con il racconto dei fatti straordinari accaduti durante la sua vita e soprattutto dopo, nonché passaggi delle sue omelie; infine splendide foto tratte dall’archivio storico del monastero di san Maroun, ad Annaya, dove Charbel visse. Il suo carisma è così vivo che oggi Charbel è conosciuto in tutti i continenti. Al di là della guerra in corso che ha già causato migliaia di morti, si svolge in Libano un’altra cronaca, che le agenzie di stampa non raccontano: un popolo intero sta accogliendo più di un milione di sfollati dal Sud del paese con ciò dimostrando una solidarietà tra comunità islamo-cristiane che non ha uguali in tutto il Medio Oriente! A consolidare l’identità di questo popolo e a superare l’o dio (della guerra civile 19751990) è stato – insieme a diversi altri fattori – il genio religioso che accomuna le 18 confessioni religiose riconosciute nella Costituzione dello Stato e che compongono il cosiddetto mosaico libanese. Così Papa Leone XIV nella recente visita lo ricordava: «Chiedetevi da dove viene la formidabile energia che non ha mai lasciato il vostro popolo privo di fiducia nel domani. Siete “una comunità di comunità”, ma unita da una lingua comune. Non mi riferisco soltanto all’arabo, attraverso il quale il vostro grande passato ha disseminato perle di inestimabile valore, mi riferisco soprattutto alla lingua della speranza, quella che vi ha sempre permesso di ricominciare».

Pippo Emmolo

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