A casa di Fausto Coppi
Di Pier Luigi Feltri
Nel fine settimana in cui il Giro d’Italia passa per i nostri territori, oltre a programmare una puntata doverosa lungo l’itinerario per assistere al passaggio del serpentone, è interessante porre l’accento anche su un luogo ben noto a tutti gli appassionati, e particolarmente significativo per la storia del ciclismo italiano e internazionale: Castellania Coppi. Nel borgo, che ha assunto da tempo il nome del suo cittadino più noto, la memoria di Fausto e Serse Coppi è onnipresente e legata alla vita quotidiana di un’epoca in cui il ciclismo era intrecciato, forse più che oggi, al mondo popolare. Arrivando a Castellania Coppi si seguono strade provinciali poco trafficate e panoramiche, che attraversano pendii ariosi e campi coltivati. È questo il contesto in cui nacquero i Coppi e nel quale Fausto mosse le prime pedalate, prima di spiccare il volo verso l’Olimpo dello sport. Il punto di partenza obbligato per la nostra gita è la casa di famiglia. È composta da tre piani; ospita un interessante museo, che rimane aperto per tutta la bella stagione nei weekend e contiene numerosi cimeli sportivi unici. Poco distante è situato il sacrario di Fausto e Serse Coppi, eretto nel 1970 da un comitato facente capo alla Pro Iulia Dertona. Il complesso, che comprende anche una chiesa, ospita le tombe dei fratelli Coppi, che giacciono affiancati. Una testa bronzea raffigurante il Campionissimo accoglie i visitatori. Durante la passeggiata si incontra una serie di pannelli informativi; meritano attenzione anche i murales dedicati ai fratelli Coppi, disseminati lungo le vie del borgo. Alcuni raffigura- no Fausto e Serse in corsa, altri mettono in evidenza momenti iconici delle loro carriere, e contribuiscono a definire un percorso visivo che accompagna il visitatore come in un museo a cielo aperto. Sotto la piazza del municipio (intitolata a Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport), una poesia di Claudio Pesci, impressa sul muro, accenna al “desiderio di un ricordo”. Castellania non tramanda semplice- mente quello di un personaggio, ma di un’intera epoca: la più luminosa del ciclismo italiano, irripetibile, che rischia di rimanere mi- sconosciuta tra le giovani generazioni. Diventa allora importante valorizzare e consigliare la visita di luoghi simili, come anche il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure. O, per chi volesse avventurarsi un po’ più lontano, il celeberrimo Ghisallo, con il museo e il santuario dedicato alla Patrona Universale dei ciclisti.
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