Siamo troppo “energia dipendenti”

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Di Cesare Raviolo

Nel 2025 la bilancia commerciale dell’Italia ha registrato un disavanzo negativo nell’interscambio di prodotti energetici pari a 46.939 milioni. Anche se in calo del 13,5% rispetto all’anno precedente, l’energia continua a essere, insieme con l’auto, la zavorra del nostro commercio estero. L’Italia dipende in misura massiccia dall’estero per l’approvvigionamento energetico e importa, infatti, oltre il 70% del suo fabbisogno costituito, in larga misura, da gas naturale e petrolio. Nonostante la crescita delle energie rinnovabili, il Paese rimane ancora in larga parte dipendente dalle fonti fossili. Importa la maggior parte dell’energia primaria, con una percentuale di dipendenza tra le più alte in Europa e con il gas naturale che è ancora la prima fonte per la generazione di elettricità, sebbene la domanda di Gnl sia in calo. Non solo, l’Italia sta diversificando le fonti di approvvigionamento acquistando, dopo la riduzione o sospensione delle forniture russe, il gas da altri fornitori come Algeria e Qatar. Nel 2024 le fonti rinnovabili, costituite da idroelettrico, fotovoltaico in forte aumento, specie al Sud, ed eolico sono apparse in crescita e hanno contribuito per più del 50% alla produzione di energia elettrica. Allo stesso tempo è diminuito il peso di petrolio e carbone, quest’ultimo ridotto ormai a una quota marginale per alimentare le ultime quattro centrali elettriche a carbone di Portovesme, Porto Torres, Brindisi e Civitavecchia. La riorganizzazione del settore energetico prevede la decarbonizzazione per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, accelerando lo sviluppo delle rinnovabili per eliminare il ricorso al carbone. Previsto anche il potenziamento delle infrastrutture di rete per potenziare il sistema di trasporto dell’energia prodotta dalle rinnovabili dal Sud al Nord. Il processo di riorganizzazione comporterà anche significativi investimenti in impianti di stoccaggio dell’e- nergia (batterie) prodotta da fonti rinnovabili per gestirne l’intermittenza della produzione. Tuttavia occorrerà perseguire anche la riduzione dei consumi nei settori civili e industriali attraverso un’opportuna informazione all’utenza e ad adeguati investimenti innovativi. Azioni che dovranno essere potenziate e tener conto delle attuali e future (?) tensioni geopolitiche, che hanno causato – e in parte causano ancora – importanti rincari delle fonti energetiche di importazioni per costruire un sistema più autonomo e sostenibile.

raviolocesare [at] gmail.com

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