«Non preoccupatevi! Siete amati da Dio»

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Il pellegrinaggio vocazionale diocesano al santuario codevillese di Pontasso che fa parte della parrocchia di Torrazza Coste

CODEVILLA – Sabato 20 giugno sono ripresi i pellegrinaggi vocazionali diocesani, dopo alcuni mesi di pausa per lasciar spazio alla Visita pastorale nei singoli vicariati. Il pellegrinaggio è stato accolto nel santuario di Pontasso (o Pontazzo) nel Comune di Codevilla ma in parrocchia di Torrazza Coste. Si tratta di un piccolo edificio sacro molto antico e prezioso, con affreschi sorprendenti, in un piccolo borgo. Poche volte all’anno è aperto, certamente nelle feste mariane del 15 agosto e dell’8 settembre. La celebrazione s’è svolta sul sagrato, per così dire, preparato dalla mirabile natura, con un provvidenziale gelso secolare che pareva una carezza del Signore per far ombra ai fedeli. La natura ha messo a disposizione lo spazio che è stato ben organizzato dal Comune di Codevilla, con la Polizia Locale, i volontari della Protezione Civile, e i preziosi collaboratori del parroco, don Giuseppe Fortuna. Il caldo torrido era mitigato dalla rigogliosa vegetazione, molto curata., che circondava l’assemblea. Erano presenti i sindaci di Codevilla, Torrazza Coste e Retorbido. C’era la comunità del seminario, superiori e giovani. Un gruppo dell’Oratorio di Torrazza Coste ha compiuto il pellegrinaggio a piedi per raggiungere il Santuario. Il Vescovo ha introdotto il Rosario ricordando la principale intenzione della preghiera, ossia le vocazioni, tutte le vocazioni, ma in particolare al sacerdozio e alla vita consacrata. A seguire c’è stata subito la celebrazione eucaristica. Nell’omelia il Vescovo ha focalizzato l’attenzione su due passaggi delle letture: “Rendiamo grazie a Dio” e “Lode a te, o Cristo”. Sono parole che talvolta pronunciamo solo con le labbra e non con il cuore, con una sorta di inconsapevole abitudine. La prima lettura dal libro delle Cronache poteva apparire poco edificante, e in parte lo era: raccontava del tradimento di quel popolo nei confronti dell’alleanza con Dio. Al termine della lettura, come di consueto, abbiamo risposto “Rendiamo grazie a Dio”. E noi rispondiamo così anche se il brano riporta un tradimento. Il ritornello del salmo ha completato l’insegnamento delle letture del giorno: “La bontà del Signore dura in eterno”. Mons. Marini ha evidenziato che questo episodio rispecchia la nostra vita, nella quale troviamo momenti brutti e poco edificanti, di tradimento, ma soprattutto cogliamo la fedeltà del Signore e il suo amore per noi, perché la bontà del Signore rimane in eterno, nonostante la nostra pochezza, la nostra povertà, i nostri tradimenti, le nostre dimenticanze. L’altro spunto di meditazione il vescovo l’ha tratto dalla pagina del Vangelo: “Non preoccupatevi”! In uno spazio contenuto questa raccomandazione ricorre sei volte. «Vuol dire che questa è una raccomandazione che a Gesù sta molto a cuore e desidera davvero che si pianti nel nostro cuore. – ha continuato Mons. Marini – Per quale motivo? Perché coloro che non si preoccupano sono coloro che davvero credono all’amore e alla provvidenza con cui il Signore guida la loro vita. Chi è che si preoccupa? Chi non crede fino in fondo alla bontà di Dio e alla sua paternità, e allora colui che ci ha rivelato il volto della paternità di Dio». «Il motivo di questo invito a non preoccuparsi – ha aggiunto – è in qualche modo il desiderio che Gesù ha, che noi, non preoccupandoci, viviamo davvero la gioia di essere figli amati realmente da un Dio che è padre di bontà infinita». Anche questa parola è luce sul nostro cammino. Per questa parola abbiamo detto “Lode a te, o Cristo”, come prima abbiamo risposto: “Rendiamo grazie a Dio”. Due parole che diciamo anche ogni giorno e ci hanno accompagnato in modo particolare in questo pellegrinaggio. E questo “non preoccupatevi” ha sembrato trovare eco nelle parole che Papa Leone qualche ora più tardi ha pronunciato a Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro: «Lo sguardo che ci è richiesto – e che lo Spirito Santo ci dona – è invece quello di Gesù. In mezzo alle difficoltà e alle incomprensioni, Egli vede la mano provvidente del Pa- dre nei gigli dei campi, negli uccelli del cielo, nutre la speranza nel piccolo seme che cresce e invita ad alzare i nostri occhi e guardare i campi che già biondeggiano per la mietitura».

Lucia Gradi

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