«Coordinare il cuore con la testa»

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Non si ferma la guerra in Ucraina. E mentre le truppe russe si concentrano nel Donbass, continua l’impegno della nostra Caritas in favore dei profughi giunti in Italia e delle popolazioni colpite nelle loro città

di Marco Rezzani

La guerra in Ucraina continua incessante con l’offensiva russa che in queste ore sembra concentrarsi nel Donbass e le speranze di una trattativa per il cessate il fuoco che rimangono per il momento lontane.

I reportage dei numerosi inviati sul campo e le immagini drammatiche ci confermano – se ce ne fosse bisogno – che le vittime dei conflitti sono i più deboli, donne e bambini al primo posto.

Intanto non si arresta il flusso di cittadini ucraini costretti loro malgrado ad assumere la qualifica di “profugo” e ad abbandonare la loro patria per mettersi in sicurezza.

In Ucraina – secondo quanto comunicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – i civili stanno soffrendo e più di 10,5 milioni di persone si sono dovuti spostare in aree più sicure all’interno del Paese o sono fuggiti all’estero come rifugiati. Altri 13 milioni di persone hanno bisogno urgentemente di assistenza umanitaria. In Italia – sono dati del Viminale – sono ormai quasi 90 mila i profughi ucraini.

Nell’ambito dell’accoglienza e dell’assistenza in prima linea troviamo la Caritas. Anche la “nostra” Caritas diocesana che prosegue il suo lavoro, in stretta sinergia con Caritas italiana la quale a sua volta opera con le Caritas dell’Ucraina e dei Paesi vicini. Cercando di «coordinare il cuore con la testa», come ricorda ancora una volta il co-direttore di Caritas Tortona Luca Simoni con il quale abbiamo fatto il punto della situazione: «In base a quanto stabilito da Caritas Italiana, operiamo su due fronti: l’impegno a fianco di quanti arrivano in Italia e la raccolta fondi per le esigenze più immediate dell’accoglienza e per l’aiuto da offrire alla Caritas italiana per gli interventi nei territori coinvolti dal conflitto. Non abbiamo promosso, e continuiamo a non farlo, raccolte di generi di qualsiasi tipo».

«In questi ultimi giorni – spiega Simoni – il numero di nuclei famigliari che sono giunti in diocesi per ricongiungersi ai parenti è aumentato. Noi ci siamo come sempre posti al loro fianco nell’ascolto e per inserirli nelle varie reti di assistenza. A tutti abbiamo reso disponibile il mercato del riutilizzo di Agape in caso avessero bisogno di abiti, elettrodomestici o quant’altro. Sul fronte degli alloggi messi a disposizione dai privati, 2 sono occupati a Serravalle Scrivia e 1 a Novi Ligure. Dal canto loro le parrocchie sin dalle prime ore dell’emergenza, in contatto con i nostri uffici, stanno accompagnando i profughi con attività di accoglienza diretta».

È sempre attiva la raccolta fondi che ad oggi è arrivata a 26.510 euro. «Di questi – afferma Luca Simoni – 5.000 sono già stati versati a Caritas Italiana e 5.000 sono stati impegnati per l’acquisto di buoni spesa per le famiglie giunte nei nostri paesi. È possibile ancora effettuare donazioni utilizzando il codice Iban IT23O0538748670000042221532 intestato alla Caritas Diocesana di Tortona con la causale “Ucraina”».

Negli ultimi giorni, Caritas Italiana ha messo a disposizione altri 600 mila euro per le Caritas in Ucraina, in particolare in favore di chi sta subendo traumi e disagi psicologici, in Polonia, in Romania e negli altri Stati impegnati nell’accoglienza, inclusa l’area balcanica.

Dall’inizio della guerra, in Ucraina le Caritas hanno aiutato oltre 500 mila persone. Un lavoro di assistenza, conforto e ascolto che ha raggiunto anche le comunità delle città più colpite dai bombardamenti. Hanno inviato circa 500 tonnellate di aiuti di prima necessità assicurando ogni giorno 23.000 pasti caldi e la distribuzione di più di 5.000 kit per l’igiene. Sono stati organizzati punti di raccolta e informazione nei 60 Centri di accoglienza, nei quali hanno offerto riparo a più di 8.000 persone, assistenza sanitaria e sostegno psicologico mirato.

«Quanto raccolto dalla nostra Caritas diocesana – conclude il co-direttore – contribuisce anche a questa importante missione di aiuto e assistenza. Non possiamo quindi far altro che ringraziare quanti hanno dimostrato la loro sensibilità e quanti lo vorranno fare».

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