Le voci dei partecipanti

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Testimonianze e impressioni dei delegati parrocchiali

 

TORTONA – Speranza. Ottimismo. Comunione. Testimonianza. Dialogo. Confronto. Gioia. Sono termini che ricorrevano sabato tra i cortili del “Mater Dei”, nelle impressioni – o meglio nelle emozioni – dei delegati al Convegno diocesano.

“Ho fatto comunione – afferma Lella Zanini della parrocchia di Casei Gerola – ed è una cosa fondamentale; ho trovato chi mi ha fatto evangelizzazione, anche solo dandomi testimonianza concreta di quello che va o non va nella propria realtà. Dobbiamo incentivare momenti come questi ed esco da qua con la consapevolezza di essere privilegiata, davvero gratificata”.

“Sono in diocesi da un anno e mezzo – è la testimonianza di Suor Mendes Teresa delle Benedettine di Voghera – e questi momenti sono importanti perché mi aiutano a capire come si confrontano le comunità, a scoprire le ricchezza che vive negli altri e a come nel dialogo si possono trovare soluzioni alle criticità”.

Un’altra parola che si è udita sabato è “cambiamento”. “Da questo convegno – dice Paola Garbagna della parrocchia di Casteggio – porto con me il richiamo all’importanza di cambiare il nostro modo di pensare la comunità, perché è competenza di tutti agire per e agire con. Come laici desideriamo che si lavori insieme per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità”.

“Con umiltà – le fa eco Alessandra Putzo di Savignone – sento di dovermi fare testimone all’interno della mia comunità. Ho ascoltato esempi positivi e elementi critici che si possono incontrare da riportare nella vita della mia comunità”.

“La strada è questa. – chiarisce il Guardiano di Santa Maria delle Grazie in Voghera Padre Cristoforo – Seppur tardi abbiamo iniziato ad introdurre ciò che ci ha proposto il Concilio Vaticano II. Tardi non vuol dire che abbiamo sbagliato e dobbiamo essere contenti perché abbiamo iniziato a ragionare insieme, a confrontarci. Il dialogo è la forma più alta di condivisione. Per ottenere risultati concreti serve collaborazione autentica, serve mettersi in gioco alla pari e quindi partire dalla base, serve il lavoro quotidiano”.

“È stato tutto molto positivo ed efficace – ci confida Marisa Arrighetti della parrocchia di Arquata Scrivia – in quanto abbiamo vissuto un momento di confronto sereno. Le nostre parrocchie hanno tante risorse, quello che manca è forse una maggiore corresponsabilità di insieme. Dovremmo creare più occasioni in cui incontrarci e conoscerci, scambiandoci esperienze. Le relazioni sono infatti fondamentali come imprescindibile è la formazione”.

“L’impressione è assolutamente buona – fa notare il diacono Ernesto Stramesi – in quanto ha coinvolto molte comunità parrocchiali che hanno potuto incontrarsi e parlarsi. L’auspicio che porto nel cuore dopo il convegno è che maturi una presa di coscienza più forte nei confronti delle diverse realtà parrocchiali. Bisogna organizzarsi per una nuova presenza del presbitero sul territorio”.

Dal canto suo Lorenzo Somenzini di Voghera sottolinea l’esigenza di “un maggior coinvolgimento della comunità e soprattutto dei giovani”, consapevole di come sia urgente “rifondare le nostre comunità, in un confronto autentico, nella fiducia reciproca, in un ritorno a promuovere occasioni di aggregazione”.

Don Renzo Vanoi, Rettore della Guardia di Tortona, parla di speranza e di ottimismo: “Porto nel cuore l’ottimismo di una comunità ecclesiale viva che vuole partecipare per realizzare quello che il Vescovo ci ha indicato nelle sue lettere pastorali: comunione, comunità, partecipazione. È stato bellissimo vedere più di quattrocento persone che hanno camminato insieme, che non si sono fermate ad una critica fine a se stessa, ma sono state propositive per un rinnovamento. Ho vissuto in queste ore la dimensione di una speranza autentica”.

“In questo convegno – afferma Milena Sacchi della parrocchia di Broni – ho scoperto la bellezza del confronto e del dialogo e pure la ricchezza di tante realtà che vivono in diocesi. Ho conosciuto l’entusiasmo di molti giovani che sperimentano nelle proprie parrocchie la responsabilità della testimonianza e del servizio e che sanno mostrare quanto davvero l’affabilità di un cristiano debba essere nota a tutti”.

Solo alcune voci, tra le tante raccolte tra il “popolo” del nostro convegno diocesano. Voci di uomini e donne che si sono poste in ascolto gli uni degli altri, al servizio della Chiesa, testimoni della “novità” ed “attualità” del Vangelo.

Uomini e donne che, tornando nelle proprie parrocchie, non potranno che vivere con maggior impegno l’invito alla corresponsabilità la cui forma più alta – sono parole del Vescovo Vittorio – è “vivere con gioia la propria vocazione”.

Marco Rezzani

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