Direttore, questa è per te!

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio direttore Matteo Colombo, ti immagino che sobbalzi sulla sedia mentre leggi questo incipit, magari ti scivolerà anche il mouse di mano ma, solo per stavolta, lascia che scriva a te e a tutta la redazione per rendere pubblico ciò che da anni mi viene detto da amici, parenti e conoscenti vari. Tutto ebbe inizio nell’aprile 2020: mentre pascolavo il cane nei giardinetti sotto casa, una vicina, tendendosi a prudente distanza, mi urlò: «Ho visto che scrivi sul Popolo, brava! Fai i complimenti al direttore e alla redazione: riuscire, in questi tempi così difficili in cui è tutto bloccato, a far uscire ogni settimana un giornale così ben confezionato, è una specie di miracolo. Vi leggo sempre con entusiasmo e il giovedì la prima cosa che faccio è correre in edicola.» Per me quelle parole furono una boccata d’aria fresca, e non solo perché mi trovavo all’aperto, ma perché in quei giorni in cui non sapevamo se fossimo usciti vivi, letteralmente, dalla pandemia che infuriava, rappresentarono un momento di agognata normalità e un lumicino di speranza. Da quel momento e per i quattro anni a seguire mi è capitato spesso che qualcuno mi rivolgesse l’invito a complimentarmi con te e con i collaboratori, ma ciò che mi ha fatto risolvere a scriverti queste righe è stata una casuale conversazione che ho avuto con una persona a me sconosciuta. Pochi giorni fa mi telefonò in ufficio una maestra di una scuola dell’infanzia di un paese della nostra Diocesi e, dopo aver parlato dei vari percorsi possibili per bambini di 5 anni all’interno del Museo Diocesano, avendo collegato il mio nome a questa rubrica, ebbe espressioni di sincera stima e apprezzamento per il giornale, mi suggerì qualche spunto interessante per argomenti da trattare nel mio spazio e si congedò definendosi «un’affezionata lettrice di vecchia data». Quindi, caro il mio direttore, mi sono chiesta: perché non riportare qui ciò che mi viene detto a proposito del Popolo? Perché non riferire un assaggio di ciò che più frequentemente mi viene riferito? «È un giornale che mette di buon umore perché non è presente la cronaca nera», «La parola del vescovo ci porta sempre motivi di riflessione», «Un settimanale diocesano al passo con i tempi», «Anche attraverso il Popolo ci sentiamo comunità», «Noi, che abitiamo nei piccoli paesi spesso dimenticati, ci sentiamo valorizzati», «Sono anziana e non riesco più ad andare a Messa in duomo, ma mi faccio leggere il vostro Popolo per essere aggiornata!». Caro il mio direttore e cara redazione, che altro aggiungere? Ad maiora!

silviamalaspina@libero.it

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