A chi interessa davvero l’Europa?

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A poche settimane dal voto, nessuno parla del futuro dell’Ue e di tutto ciò che ancora resta da fare, giorno dopo giorno, per dare un volto comune a 27 Paesi diversi

Di Pierangela Fiorani

«Le Alpi sono una cerniera non un elemento di separazione» – mi ha detto qualche tempo fa un appassionato delle Dolomiti che, dopo aver studiato a Padova, ha deciso di riportare la giovane famiglia sui suoi monti per prendersi cura della storia e delle tradizioni, in una parola delle origini di quei luoghi. In queste settimane che ci separano dalle elezioni europee ripenso a quello che ha proclamato con entusiasmo questo studioso di storia che ha scelto di riprendere la strada di casa e di guardare da lì il resto del mondo, non certo con l’intenzione di snobbarlo e di escluderlo. A differenza di tanti di noi che, a quanto pare, ce ne infischiamo non solo del mondo ma anche della nostra Europa, nonostante la terra italiana e fortemente anche la nostra piccola patria pavese siano state vivace fucina di pensieri europei. Come non ricordare un uomo quale Mario Albertini, filosofo della politica, che insieme ad Altiero Spinelli è stato uno dei fondatori del Movimento Federalista Europeo, e che per più di 40 anni si è fatto maestro e punto di riferimento per i federalisti europei. Albertini amava citare lo storico ed economista Max Weber che in La politica come professione aveva scritto: “La politica consiste in un lento e tenace superamento di dure difficoltà, da compiersi con passione e discernimento. È esatto e confermato da tutta l’esperienza storica che il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile”. Parole che il professor Albertini potrebbe ripetere anche alla vigilia di questa nuova tornata elettorale per rinnovare il parlamento europeo se è vero – come è vero – che l’Europa non è mai cosa fatta ma da farsi giorno per giorno. Con i bambini di casa cerchiamo spesso l’Italia sul mappamondo gettando anche lo sguardo ai Paesi europei che fanno parte dell’Ue. Davvero un piccolo spazio rispetto all’universo mondo: 4 milioni e 233 mila km quadrati (la Russia da sola ne copre 17 milioni). Non parliamo dell’Asia, dell’Africa o delle Americhe. Perfino la lontana Oceania doppia la superficie Ue con i suoi 8 milioni e 500 mila km quadrati. Un gioco e un computo che a me dà ogni volta le vertigini. E che dovrebbe farci pensare sul tanto lavoro che ancora c’è da fare per dare davvero un volto comune e reale comunità d’intenti ai 27 Paesi che fanno parte dell’Unione e parlano 24 lingue diverse, solo per ricordare quelle ufficiali. Sono stati fatti passi avanti certamente sul piano della circolazione delle persone (non certo abbastanza per quelle che cercano asilo venendo da terre meno fortunate) e abbiamo abituato i nostri giovani a viaggiare con disinvoltura (penso alle felici esperienze Erasmus) attraverso i territori Ue. Tuttavia non possiamo archiviare la brutta vicenda della Brexit che nel 2020 ha portato il Regno Unito a far cosa a sé. Costruire l’Europa. Ricostruirla là dove sembra sfrangiarsi. Le elezioni sono una chiamata in causa a cui non si può rispondere con un’alzata di spalle come nei confronti di qualcosa che non ci riguarda, con una fuga dalle urne che potrebbe essere ancora più massiccia di quella che preoccupa ormai anche quando si tratta di scelte molto vicine a casa nostra. Sono passati millenni da quando i primi monaci, proprio affrontando percorsi lungo la dorsale appenninica e ancor più impervie imprese attraverso le Alpi, hanno tessuto reti importanti dal Sud al Nord e viceversa. Penso ai Benedettini che dal centro Italia portarono il messaggio cristiano e altri preziosi saperi in tutta Europa fin dal sesto-settimo secolo. Penso ai pellegrini che instancabilmente e in pace hanno camminato per le vie del nostro continente. La Storia come sempre contiene messaggi importanti da ascoltare. Conviene parlarne sempre anche con i più giovani che magari sono chiamati per la prima volta al voto. Abbiamo un’Europa da studiare, da rimeditare, da far vivere – si è già detto – sempre più come comunità. Compito che spetta ai politici, che dovrebbero essere più che mai sollecitati dal messaggio federalista le cui linee fondamentali sono fissate nel Manifesto di Ventotene. Un compito però che spetta a tutti noi che dovremmo andare al voto europeo per onorare i nostri padri e soprattutto per il futuro dei nostri figli.

pierangelafiorani@gmail.com

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