La partenza per le vacanze

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Di Carlo Zeme

È sabato, sono le 12.38: siamo in ritardo di otto minuti sulla tabella di marcia. Il sabato in questione è l’ultimo di giugno di un’estate appena iniziata, che come unica certezza promette nuvole e afa. La sera prima, come fossimo a Huston nella sede della Nasa, abbiamo fatto la riunione organizzativa, mentre la nostra piccola Margherita si stava infilando un fusillo, rigorosamente senza sale, nel naso. È da poco passato mezzogiorno dicevamo, io sto per chiudere con un colpo secco il portellone della mia auto posteggiata sotto casa con il motore acceso, l’aria condizionata al massimo e tutta la commissione del protocollo di Kyoto pronta a darmi la caccia. L’automobile è stracolma: svariati zaini, una borsa frigo, un borsone per le scarpe, una scatola dei giochi, un tappetone, un passeggino, il lettino “da campeggio”, un ovetto con dentro la stessa Margherita, mia moglie Melina che rilegge ad alta voce la lista delle cose da portare, un trolley con i vestiti dei grandi, un trolley per la piccola e un paio di borracce. Immancabile lo Zecchino d’oro, che con le sue intramontabili hits fa da colonna sonora in ogni spostamento. Chiudo, ho le gocce di sudore che scendono dalle tempie, una maglietta un tempo gialla che ora causa acqua “da tutti i pori” è diventata arancione e ho lo sguardo provato. Mi volto e incrocio gli occhi di una signora. Non so chi sia, ha due borse della spesa in mano, lei mi guarda, io la guardo, lei mi guarda nuovamente ed è allora che mi sento in dovere di dare spiegazioni: «Non ci crederà signora, ma io sto andando in vacanza.» Silenzio. Poi lapidaria mi risponde: «Non mi sembra, ma non si preoccupi: tra qualche km si riprenderà.» Aveva ragione la signora. Ho solo il rammarico di non sapere il suo indirizzo per poterle spedire una cartolina.

carlo.zeme@gmail.com

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