Oggi massi troppo pesanti chiudono la speranza dell’umanità. Ma Gesù rotola via la pietra

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La Pasqua del Papa. Francesco ha celebrato i riti del Santo Triduo, ha lavato i piedi a 12 carcerate di Rebibbia, ha commentato le stazioni della Via Crucis. Domenica la benedizione “Urbi et Orbi”

Il Papa ha celebrato i riti del Triduo pasquale. Apparso in buona forma, il primo atto del “grande Triduo” Francesco lo ha presieduto nella basilica di San Pietro, nella Messa crismale del Giovedì Santo in cui si è rivolto in modo particolare ai sacerdoti, nel giorno in cui sono chiamati a rinnovare le promesse sacerdotali.

«Il Signore non chiede giudizi sprezzanti su chi non crede, ma amore e lacrime per chi è lontano. – ha detto il Pontefice – Le situazioni difficili che vediamo e viviamo, la mancanza di fede, le sofferenze che tocchiamo, a contatto con un cuore compunto non suscitano la risolutezza nella polemica, ma la perseveranza nella misericordia».

«Quanto abbiamo bisogno di essere liberi da durezze e recriminazioni, da egoismi e ambizioni, da rigidità e insoddisfazioni, per affidarci e affidare a Dio, trovando in lui una pace che salva da ogni tempesta! – il monito di Francesco – Adoriamo, intercediamo e piangiamo per gli altri: permetteremo al Signore di compiere meraviglie. E non temiamo: Lui ci sorprenderà! Il nostro ministero ne gioverà».

«Oggi, in una società secolare, corriamo il rischio di essere molto attivi e al tempo stesso di sentirci impotenti, col risultato di perdere l’entusiasmo ed essere tentati di tirare i remi in barca, di chiuderci nella lamentela – guai alle lamentele! – e far prevalere la grandezza dei problemi sulla grandezza di Dio. Se ciò avviene, diventiamo amari e pungenti, sempre sparlando, sempre trovando qualche occasione per lamentarsi» – l’analisi del Papa.

Nel pomeriggio il Pontefice si è recato presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia per la Messa “in Coena Domini” durante la quale ha lavato i piedi a dodici detenute. Francesco ha versato con una brocca l’acqua sui loro piedi, asciugandoli e baciandoli, suscitando la commozione e le lacrime delle recluse. Nell’omelia, commentando la lavanda dei piedi di Gesù durante l’Ultima Cena, il Papa ha focalizzato l’attenzione su due aspetti. Il primo, ha spiegato, è quello per cui «Gesù si umilia: Gesù, con questo gesto, ci fa capire quello che Lui aveva detto: “Io non sono venuto per essere servito, ma per servire” e ci insegna il cammino del servizio». L’altro «episodio triste», per Francesco, «è il tradimento di Giuda, che non è capace di portare avanti l’amore, e poi i soldi, l’egoismo lo portano a questa cosa brutta». «Ma Gesù – ha chiarito il Papa – perdona tutto, perdona sempre, soltanto chiede che noi chiediamo il perdono. Chiediamo oggi al Signore la grazia di non stancarci di chiedere perdono. Tutti noi abbiamo grandi, piccoli fallimenti. Ognuno ha la sua storia, ma Gesù ci aspetta sempre e non si stanca mai di perdonare».

Il Venerdì Santo il Santo Padre ha celebrato la Passione del Signore nel pomeriggio in San Pietro, ma non ha assistito in serata alla Via Crucis al Colosseo, seguendola in tv da Casa Santa Marta “per conservare la salute in vista della Veglia di domani e della Santa Messa della domenica di Pasqua”, ha annotato un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede. Durante la Via Crucis sono state lette le meditazioni composte dallo stesso Francesco, dedicate ai tanti crocifissi del mondo e della storia. “Tu sei stato carcerato; tu straniero, condotto fuori della città per essere crocifisso; tu sei nudo, spogliato delle vesti; tu, malato e ferito; tu, assetato sulla croce e affamato d’amore”, ecco la meditazione sulla nona stazione: “Fa’ che ti veda nei sofferenti e che veda i sofferenti in Te, perché tu sei lì, in chi è spogliato di dignità, nei cristi umiliati dalla prepotenza e dall’ingiustizia, da guadagni iniqui fatti sulla pelle degli altri nell’indifferenza generale”. “Gesù, fa’ che Ti riconosca e ti ami nei bimbi non nati e in quelli abbandonati, in tanti giovani in attesa di chi ascolti il loro grido di dolore, nei troppi anziani scartati, nei detenuti e in chi è solo, nei popoli più sfruttati e dimenticati” – ha pregato Bergoglio nell’undicesima stazione. Poi l’invocazione finale, come in un crescendo che riassume il profondissimo significato delle riflessioni papali: “Questa preghiera di intercessione raggiunga le sorelle e i fratelli che in tante parti nel mondo soffrono persecuzioni a motivo del tuo nome; coloro che patiscono il dramma della guerra e quanti, attingendo forza in Te, portano croci pesanti. Gesù, con la tua croce hai fatto di tutti noi una cosa sola: stringi nella comunione i credenti, infondi sentimenti fraterni e pazienti, aiutaci a collaborare e a camminare insieme; custodisci la Chiesa e il mondo nella pace”.

«Se ci lasciamo afferrare dal Risorto, nessuna sconfitta, nessuna sofferenza, nessuna morte potranno arrestare il nostro cammino verso la pienezza della vita». Così il Papa, sabato 30 marzo, nell’omelia della solenne Veglia Pasquale nella Notte Santa nella basilica vaticana. «Gesù è la nostra Pasqua, Lui è Colui che ci fa passare dal buio alla luce, che si è legato a noi per sempre e ci salva dai baratri del peccato e della morte, attirandoci nell’impeto luminoso del perdono e della vita eterna. Alziamo lo sguardo a Lui, accogliamo Gesù, Dio della vita, nelle nostre vite – ha detto –, rinnoviamogli oggi il nostro “sì” e nessun macigno potrà soffocarci il cuore, nessuna tomba potrà rinchiudere la gioia di vivere, nessun fallimento potrà relegarci nella disperazione. Alziamo lo sguardo a Lui e chiediamogli che la potenza della sua risurrezione rotoli via i massi che ci opprimono l’anima. Alziamo lo sguardo a Lui, il Risorto, e camminiamo nella certezza che sul fondo oscuro delle nostre attese e delle nostre morti è già presente la vita eterna che Egli è venuto a portare».

La domenica di Pasqua, in una piazza San Pietro inondata da una miriade di fiori variopinti offerti dall’Olanda e dai Paesi Bassi, il Santo Padre ha presieduto la Santa Messa, al termine della quale ha letto il tradizionale Messaggio “Urbi et Orbi” cui è seguita la benedizione dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro. «Anche oggi – ha affermato – massi pesanti, troppo pesanti chiudono le speranze dell’umanità: il masso della guerra, il masso delle crisi umanitarie, il masso delle violazioni dei diritti umani, il masso della tratta di persone umane, e altri ancora».

«Lo stupore delle donne sono ancora le parole del Pontefice – è il nostro stupore: la tomba di Gesù è aperta ed è vuota! Da qui comincia tutto. Attraverso quel sepolcro vuoto passa la via nuova, quella che nessuno di noi ma solo Dio ha potuto aprire: la via della vita in mezzo alla morte, la via della pace in mezzo alla guerra, la via della riconciliazione in mezzo all’odio, la via della fraternità in mezzo all’inimicizia». Lo sguardo del Pontefice è infine andato ancora una volta ai tanti teatri di guerra sparsi nel mondo: «Il mio pensiero va soprattutto alle vittime dei tanti conflitti che sono in corso nel mondo, a cominciare da quelli in Israele e Palestina, e in Ucraina: Cristo Risorto apra una via di pace per le martoriate popolazioni di quelle regioni».

Marco Rezzani

(Foto: Vatican Media, Siciliani-Gennari/SIR)

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