Farsi scegliere dai libri

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di Arianna Ferrari e Andrea Rovati

LEI

Da ormai un decennio compilo un quadernetto sul quale segno i libri che leggo. Diviso rigorosamente per anno e con un’ordinata cronologia. Perché lo faccio? Un primo motivo è che la mia memoria non è così affidabile e dunque, se qualcuno mi chiedesse un consiglio, vorrei essere preparata; il secondo è che mi piace tenere traccia dei testi che mi hanno accompagnata in uno specifico periodo poiché mi consente di rammentare momenti, emozioni e luoghi. Trovo che leggere sia entusiasmante. Mi piace la letteratura russa (Dostoevskij in particolare) perché descrive la psiche umana in modo quasi ineguagliabile, i gialli in cui investigo anch’io, i cosiddetti classici e molto altro. Esclusi gli horror, i romanzi rosa e forse la saggistica troppo tecnica, mi definirei un’eclettica. Ci sono libri di autori che compro di default senza neanche guardare la quarta di copertina, altri credo mi scelgano loro: i libri dico. So che può sembrare una curiosa teoria eppure, se qualcuno leggesse il I capitolo di Se una notte d’inverno un viaggiatoredi Calvino, capirebbe quel senso di smarrimento che si può provare in libreria davanti a tutti quei volumi schierati che ti osservano e ti sfidano a scegliere. Perciò a volte lascio fare a loro. Ad alcuni personaggi sono così affezionata che ne parlo ad Andrea come fossero amici a cui è capitato qualcosa da raccontare: lui mi guarda straniato ma per dovere coniugale ascolta. Leggere è davvero vivere mille vite e guardare il mondo con tanti occhi diversi.

arifer.77@libero.it

LUI

“Corri ragazzo laggiù”: iniziava così la sigla di Jeeg Robot d’Acciaio che fu uno degli eroi di noi bambini degli anni ’70. E la nostra vita è stata ed è proprio così, di corsa, anche se ragazzi non lo siamo più. Nella vita di corsa la lettura diventa difficile, per i giornali (spilucchiamo qualche cosa sul telefono prima di addormentarci ma poi?) e soprattutto per i libri. Prenderne in mano uno oggi è un atto di volontà e di forza, ma quando lo facciamo accade una piccola magia: le pagine ci impongono un ritmo diverso da quello frenetico consueto, all’inizio ci mette quasi a disagio (ma quanto tempo ci vuole a leggere? Io non ce l’ho tutto questo tempo!) però se stringiamo i denti quel mondo lento ci avvolge e ci culla, regalandoci il sollievo di lasciare fuori almeno per un po’ la fretta (e l’asfissiante rete). Se guardo alla mia vita di lettore scopro fasi di alti e bassi, periodi intensi e quasi voraci e altri di stanchezza e di pigrizia. Tanta fantascienza specie da ragazzo, romanzi (che belli i gialli italiani), saggi (storia romana mon amour), per tutta la vita Tolkien (scoperto a metà anni ’80 quando ancora era un autore di nicchia mal visto dal mainstream) e Vittorio Messori. E infine, anzi all’inizio, una lettura obbligatoria della scuola, I Promessi Sposi, a quei tempi per la verità né odiata né amata, riscoperta più tardi come il capolavoro dell’animo umano di cui mi sono innamorato rileggendola più volte nel corso della vita in ogni sua fase. Grazie Don Lisander.

andrea.rovati.broni@gmail.com

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