L’amore è proprio un rebus

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di Arianna Ferrari e Andrea Rovati

LEI

Fretta e calma sono i due opposti che nella nostra famiglia si attraggono o, senza esagerare troppo, convivono. Andrea è sempre di corsa; io, se posso, faccio con calma. Mi rendo conto di essere una donna atipica o come dice Andrea (scherzando?) un po’ viziata. La mia giornata fuori casa è vissuta in modo dinamico tra sveglia antelucana, lavoro, appuntamenti vari e spesa con annesso carico, scarico e sistemazione; ma dopo queste cose il ritmo inizia a calare. Appena riesco mi metto in abiti più comodi, cucino, apparecchio la tavola (così è già pronta) e cerco di ritagliarmi degli attimi di tranquillità. Il telefono occupa spesso tanto tempo. Andrea non capisce quanto si possa parlare tra amiche; in effetti credo che solo noi donne riusciamo a fare certe chiamate chilometriche. Non sempre sono chiacchiere leggere, ci sono anche telefonate per affrontare insieme problemi e difficoltà. Quando si cena però accantono il tutto e rispondo solo se è urgente. Portati i piatti in tavola, non mi alzo più nemmeno sotto minaccia armata. È il tempo in cui ci si racconta un po’. Andrea sorridendo mi dice che abbiamo una cucina molto tecnologica: tavolo auto-sparecchiante, lavastoviglie auto-caricante, pattumiere auto-esponenti. Ribatto precisando che in effetti ho investito tanto affinché fosse all’avanguardia. Ha ragione: io a tavola starei ore. Non è che evito di fare le cose, ho solo dei tempi più lunghi. Del resto se lui mi anticipa non è perché sono viziata… o forse un po’sì.

arifer.77@libero.it

LUI

Quando un bambino inizia a parlare impara in modo naturale a costruire una frase: io disegno un albero, tu prepari la pappa e io la mangio. Questo bagaglio già piuttosto solido viene confermato a scuola dove si imparano le relative regole formali: soggetto, verbo, persone, modi e tempi. Si crede di entrare nella vita con qualche certezza grammaticale ma il Matrimonio fa inaspettatamente vacillare le convinzioni linguistiche che si pensavano assodate. Faccio un esempio: la prima persona singolare usata da mia moglie con il relativo verbo (“porto fuori l’umido”) in realtà non è una vera prima persona, bensì una seconda nascosta (scopro infatti che la prima persona sono io e la frase vera è: “tu porti fuori l’umido”) e in più cambia pure il modo (da indicativo a imperativo: “porta fuori l’umido!”). Capisci subito di essere nelle grane ma provi comunque a prendere tempo facendo il finto tonto o il finto sordo oppure proponendo un’interpretazione più vaga (“poi ci vado”), con una sfumatura esistenzialista (“so che queste cose toccano a me”) o meteorologica (“piove”) con la vana speranza di farla sentire almeno un po’ in colpa ma la selezione naturale coniugale ha portato all’evoluzione di individui spietati: “porta fuori l’umido adesso!”. Sono nell’angolo, è finita, mi tocca uscire davvero. La dura legge della giungla domestica però ti insegna i trucchi più subdoli per sopravvivere: il vetro è nascosto in cantina e almeno domani che c’è la Champions ho buone probabilità di cavarmela.

andrea.rovati.broni@gmail.com

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