L’amore è proprio un rebus

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di Arianna Ferrari e Andrea Rovati

LEI

Tra i nostri passatempi preferiti c’è l’enigmistica. Se capita di avere qualche momento libero insieme ci dedichiamo a scervellarci nei vari giochi. L’ordine è prestabilito: si inizia sempre con il “poliziesco” e poi si prosegue con altri enigmi. I preferiti che risolviamo congiuntamente sono le cornici concentriche, gli incroci obbligati, le parole crociate senza schema e quelle bifronti. Dopo aver seguito rigorosamente questa scaletta, girovaghiamo un po’ nella rivista cercando qualche altro gioco da fare. Ce ne sono alcuni che sono specifici di uno o dell’altra. Le crittografate le faccio solo io; anche scarti, incastri, cambi d’antipodo e palindromi vari credo piacciano più a me. Andrea è molto bravo nei cruciverba difficili, negli anagrammi e nei rebus dove io non sempre riesco. Può sembrarvi una sciocchezza, ma non è stato facile trovare un equilibrio di coppia in questo passatempo. Andrea è ferratissimo in storia e geografia e ha una capacità di elaborazione di pensiero e di scrittura molto più rapidi dei miei. E poiché a me non piace “perdere” (non sono sportiva) all’inizio mi offendevo come una bambina dicendogli che bisogna giocare insieme e non da soli. Con il tempo abbiamo preso le misure e anche la capacità di scherzarci su. Ogni volta, dunque, il teatrino si ripete e si declina così: «Sistema la luce altrimenti vedo male, scrivi bene se no non capisco, aspetta a dirlo perché la so anch’io.» L’enigmistica, insomma, è un esercizio di pazienza in tutti i sensi.

arifer.77@libero.it

LUI

Che cos’è una zeppa? La prima immagine che balena nella mia mente è quella degli stivali argentati dei Cugini di Campagna che dai lisergici anni ’70 si proiettano intatti fino ai giorni nostri. Ma ce n’è una seconda più subdola, che si accompagna a una serie di altre parole dal gusto ermetico: sciarada, antipodo, palindromo, lucchetto, crittografia sinonimica: ebbene sì, è una rivista enigmistica. Più precisamente siamo in una di quelle pagine che a prima vista suscitano un po’ di diffidenza perché oltre ai termini astrusi ci sono rebus davvero degni di un delirio psichedelico: un uomo guarda un vestito in vetrina, c’è un tavolo sui cui è appoggiato uno scolapasta, intanto passa un cavallo e sullo sfondo c’è una statua greca… ma quando mai succede nella vita reale? Se però si sta al gioco ci si ritrova coinvolti in un mondo di enigmi da cui poi è difficile uscire; io e Arianna restiamo settimanalmente incastrati nella tana del Bianconiglio e cerchiamo di districarci, con piacere e fatica allo stesso tempo: «Hai fatto la bifronte senza estremi?», «E il rebus stereoscopico?», «Ti salta in mente qualcosa?», «L’anagramma te lo lascio perché non mi viene.» A volte è un trionfo, a volte una frustrazione, insomma uno stress! Va be’, rilassiamoci un po’ con le parole crociate, che peraltro ci insegnano alcune nozioni fondamentali per la vita e che non dimenticheremo più: il fiume dell’Engadina (Inn), l’imbarcazione da canottaggio (iole) e il delfino del Rio delle Amazoni (inia).

andrea.rovati.broni@gmail.com

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