«Mi interessa la città, mi interessa la salute di chi ho accanto»

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Il Papa a Pavia. Sabato scorso Leone XIV è stato accolto da una folla festante, ha visitato il Cnao, la comunità agostiniana, è passato per le vie del centro, ha pregato in Duomo e si è rivolto ai presenti in piazza della Vittoria

DI DANIELA CATALANOIl 20 giugno resterà nel tempo una data indimenticabile per Pavia che ha accolto Leone XIV, il primo Papa agostiniano della storia venuto a pregare sulla tomba di sant’Agostino. La terza Visita pastorale del Pontefice ha avuto come mete il capoluogo pavese e Sant’Angelo Lodigiano, paese natale di santa Francesca Saverio Cabrini, patrona degli emigranti. Alle ore 14.39, sotto un sole cocente, sul campo di rugby del Centro Universitario, dove è atterrato con l’elicottero, il Pontefice è stato accolto da Mons. Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, Francesca De Carlini, Prefetto di Pavia, Michele Lissia, sindaco della città e Giovanni Palli, presidente della Provincia di Pavia. Subito dopo il trasferimento in auto al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (Cnao), atteso dal presidente Gianluca Vago e dal direttore Sandro Rossi, il Santo Padre, al riparo dalle telecamere, ha abbracciato alcuni piccoli pazienti oncologici del centro di eccellenza sanitaria mondiale nella cura dei tumori. Il Papa, parlando a braccio, ha affermato che «Dio non vuole che nessuno soffra». «Quello che ci promette Dio – ha aggiunto – è che sarà sempre presente, anche quando siamo troppo deboli». Ha poi ringraziato il Cnao, «che fa miracoli» e ha ricordato l’importanza della ricerca, raccomandando di mettere «tutta la nostra fiducia in Dio». I pazienti gli hanno consegnato un cuore di stoffa composto da frammenti delle loro magliette al quale è collegato un piccolo stetoscopio e un libretto, che racconta il percorso creativo che hanno intrapreso, guidato dall’artista pavese Stefano Bressani. Anche i vertici del Cnao gli hanno donato una scultura – “Il Segno della Cura” – che interpreta il viaggio invisibile delle particelle accelerate a velocità straordinarie per trasformarsi in strumento di cura. Poi Leone XIV ha raggiunto la piazza di San Pietro in Ciel d’Oro affollata di malati e disabili, accompagnati da volontari e operatori, ed è entrato nel cortile del convento salutato da numerosi vescovi, tra cui Mons. Guido Marini, e dalla comunità agostiniana con padre Joseph Lawrence Farrell priore generale, padre Gabriele Pedicino priore provinciale e padre Gianfranco Casagrande priore del convento pavese. Il Pontefice ai presenti ha ricordato come «sant’Agostino non è nostro, è della Chiesa e la nostra missione è farlo conoscere nella Chiesa» perché «ha tanto da offrire in questo tempo». E col pensiero ai pellegrini che giungono tutto l’anno a Pavia, ha evidenziato come quello sia il segno che la gente è alla ricerca di Dio e quanto sia necessario «offrire il messaggio di amore per Cristo e amore per la Chiesa», cuore del pensiero del santo di Ippona. Nella millenaria basilica, con i vescovi, gli agostiniani, il clero pavese, i consacrati, i diaconi permanenti e i collaboratori ha presieduto la celebrazione della Parola di Dio e ha pronunciato il suo discorso (riportato interamente a pagina 5), prima di venerare le reliquie del santo, poste per l’occasione sull’altare. Leone, che proprio il giorno prima ha festeggiato 44 anni di ordinazione sacerdotale, è rimasto per alcuni istanti in un silenzio carico di commozione e gratitudine davanti alle spoglie mortali di Agostino, che ha guidato i passi della sua vita e di cui si sente figlio. Dopo aver acceso la lampada votiva a ricordo della visita, è uscito per stringere le mani, benedire e abbracciare alcuni dei malati che lo hanno atteso con trepidazione. Papa Prevost a bordo della papamobile ha percorso le vie del centro, assiepate di persone che hanno affrontato il caldo pur di vederlo e, all’incrocio tra via Griziotti e viale Matteotti, ha rivolto un saluto anche agli ospiti della casa di riposo “Pertusati”. In una piazza del Duomo colorata dalle magliette dei ragazzi e dei giovani dei Grest diocesani e dagli abiti tipici della comunità sudamericana, Leone è salito sulla scalinata della cattedrale tra gli applausi e i cori della folla e ha esclamato con forza: «Evviva Pavia! Viva!» prima di ricevere le lettere scritte dai bambini della Diocesi. Paola, a nome di tutti gli animatori, gli ha chiesto sostegno e benedizione e Livia, una giovane peruviana, ha ricordato che l’essere umano in ogni luogo del mondo cerca la pace. Il Papa ha ascoltato sorridendo e ha detto con convinzione: «Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza. Però, come ci ha detto Sant’Agostino: “Se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi”. Ciò vuol dire: basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione». Rivolgendosi ai ragazzi e ai numerosi cittadini del Perù, ma anche di Cuba, El Salvador e della Repubblica domenicana, li ha esortati a «costruire autentica amicizia, non un’amicizia solo con lo schermo, con il telefonino. Autentica amicizia, di persona!». Accompagnato da Mons. Sanguineti, il Santo Padre è entrato nel duomo per un momento di preghiera davanti al Santissimo Sacramento e all’urna di san Siro, prima di ricevere l’applauso dei 15 mila fedeli, dei sindaci lombardi e delle autorità in piazza della Vittoria. Salutato dal sindaco Lissia, Leone ha pronunciato il suo secondo discorso della giornata che è iniziato con un omaggio a Pavia, nelle cui vie e piazze «si respira una bellezza carica di storia, non superficiale». «Essere sociali significa essere solidali» cioè «motivati dal bene comune e non da interessi di parte» – ha affermato, spiegando che prendersi cura della città equivale a pronunciare un “no” all’indifferenza che disgrega la comunità e alle «forme di degrado e di analfabetismo civico». «Mi interessa la città, mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti di lavoro. – ha proseguito Leone – Mi interessa questa pianura così fertile, dove ogni campo e ogni fosso porta i segni del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato sentendosi in armonia con la natura». Poi ha citato «l’illustre tradizione accademica» dell’Università di Pavia e ha richiamato all’impegno di carità «al servizio di chi è più piccolo, povero, solo o anziano» per onorare «sempre la dignità di ogni vita umana». La Visita papale pavese, 19 anni dopo quella di Benedetto XVI, ha avuto il momento finale a Sant’Angelo Lodigiano, davanti alla reliquia del cuore di santa Cabrini, figura centrale della spiritualità missionaria, morta a Chicago, la città di Prevost. L’ultima parola è stata per i 2000 giovani presenti al momento del decollo: «Voi potete cambiare il mondo. Noi vi aspettiamo».

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