Cassa integrazione per i lavoratori: l’ennesima richiesta

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Il 16 aprile incontro a Roma tra governo, parti sociali e commissari dell’ex Ilva

NOVI LIGURE – Il futuro dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, è sempre più incerto. Giovedì 16 aprile, dopo una pausa di oltre un mese fra crisi internazionale e referendum, tornano a incontrarsi governo, parti sociali e commissari dell’ex Ilva. L’incontro verterà sull’ennesima richiesta di proroga della cassa integrazione che coinvolge a Novi oltre 150 dipendenti. Nel corso dell’ultima informativa al Senato sul futuro del colosso siderurgico, il ministro delle Imprese del Made in Italy Adolfo Urso aveva annunciato il ritorno del gruppo indiano Jindal al tavolo delle trattative per l’acquisizione dell’asset con un’offerta vincolante. Il gruppo indiano aveva partecipato alla manifestazione di interesse per l’intero complesso siderurgico mesi fa, per poi fare un passo indietro. I soggetti potenzialmente interessati attualmente sono due, oltre a Jindal Steel Europe, c’è il fondo americano a gestione familiare Flacks, con visioni diametralmente opposte. Jindal Steel ha presentato una proposta vincolante per l’intero asset dell’ex Ilva puntando a 6 milioni di tonnellate di acciaio verde entro il 2030, mantenendo attivi due altiforni su tre a Taranto, anche se attualmente è operativo solo l’altoforno 2, con una produzione di circa 4 milioni di tonnellate di acciaio. Successivamente, gli altiforni nello stabilimento pugliese verrebbero dismessi e sostituiti da un forno elettrico con una capacità di 2 milioni di tonnellate. Ciò che preoccupa maggiormente della proposta indiana è il piano occupazionale, poiché degli attuali 10 mila lavoratori ex Ilva in tutta Italia, verrebbero mantenuti solo 4.500 operai per poi spostare una parte della produzione in Oman. Nella sua offerta, invece, il fondo statunitense Flacks si era impegnato a mantenere 8.500 degli attuali 10.000, non dando però garanzie sugli investimenti alla transizione ecologica. Negli ultimi giorni, inoltre, il gruppo americano avrebbe esaminato le richieste avanzate dai commissari straordinari giungendo alla conclusione che “la maggior parte di esse è irricevibile e non trova riscontro nella realtà del mercato”. La società avrebbe, inoltre, sottolineato che nessun istituto bancario è disponibile a concedere prestiti e che servirebbe quindi “una linea di credito temporanea dello Stato, un vendor loan, per avviare gli impianti su basi solide”.

Federica Riccardi

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