Curare le relazioni e camminare uniti

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Al “Mater Dei” il 26 marzo i sacerdoti hanno partecipato all’assemblea del clero

TORTONA – Giovedì 26 marzo presso il Centro “Mater Dei” si è tenuta l’Assemblea del Clero. Dopo la preghiera in Santuario e alcune comunicazioni, riguardanti il servizio diocesano per la tutela dei minori, il regolamento per gli archivi storici degli enti ecclesiastici e il Centro Paolo VI di Casalnoceto, i sacerdoti hanno riflettuto su come prendersi cura oggi anche in forme nuove delle piccole comunità cristiane. Il vescovo Mons. Guido Marini ha toccato tre questioni di fondo. La prima: ogni prete si interroghi sulla propria fede. La relazione con il Signore e quella con la sua Chiesa sono vive? Ogni sacerdote è chiamato a dare la vita per essa in modo concreto. Nell’esercizio del ministero e nel modo in cui gestisco la mia vita quotidiana si vede che sono credente? La seconda questione: i preti vivano la comunione innanzitutto fra di loro, guardandosi con occhi diversi, volendosi bene a vicenda, nella partecipazione comune alla vita del presbiterio e interessandosi gli uni degli altri. E, infine, la terza: i sacerdoti sono chiamati a vivere questo tempo non con sentimenti di rabbia, giudizio o depressione nei confronti del mondo, ma come un tempo di grazia in cui il Signore li chiama alla gioia di evangelizzare. Gesù insegna che di fronte a un’umanità ferita, malata, smarrita, che richiede una risposta di amore, il pastore prova un’autentica compassione, da cui proviene la passione di annunciare il Vangelo (cf Mc 6,34), senza sensi di inferiorità, ma con amore, gentilezza e bontà perché “chi ama non sente la fatica, o ama di fare fatica»”(sant’Agostino). Successivamente, i sacerdoti si sono divisi in gruppi. Dai lavori sono emersi i seguenti spunti. I pastori abbiano a cuore le piccole comunità, con cura, rispetto e attenzione: da questo provengono le soluzioni concrete. Esistono piccole comunità attorno a un centro più grande, ma pure piccole realtà anche molto distanti fra loro; la Chiesa è un corpo vivo: quello che va bene in un territorio, magari non è adatto in un altro. I sacerdoti non siano presenti solo per la Messa, ma anche per altri momenti della comunità; occorre che facciano sentire che c’è una cura, specialmente dei malati, an- che facendosi aiutare da ministri straordinari della Comunione; per ogni chiesa è bene che ci sia non solo un referente, ma un gruppo di persone disponibili. È importante che le piccole comunità si sentano partecipi della realtà più grande della comunità pastorale o del vicariato e vi rimangano legate. È necessario tenere linee comuni, per salvaguardare la comunione. Si richiede che i sacerdoti per primi credano a una pasto- rale d’insieme, sentendosi non parroci di molte o troppe parrocchie, ma di un’unica comunità pastorale, all’interno di un lungo cammino che è stato fatto dall’intera comunità diocesana. Le piccole comunità, infatti, non sono abbandonate, quando si propone loro un cammino di comunione. È importante curare la relazione: si tratta di riconoscere le difficoltà e di additare la verità in modo raggiungibile, con pazienza, sempre in modo rispettoso.

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