I nostri campioni della fede

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Il libro di don Maurizio Ceriani, fresco di stampa, è una poderosa ricerca che per la prima volta riunisce tutti i santi e i beati della Diocesi di Tortona, uno studio critico approfondito che sarà presentato il 19 giugno dal vescovo

DI MATTEO COLOMBO

È fresca di stampa Un’aiuola nel giardino dell’Altissimo, l’ultima “fatica” di don Maurizio Ceriani, parroco della comunità pastorale “San Fortunato” con sede in Casei Gerola e vicario episcopale per il diaconato permanente e la vita consacrata. Da sempre appassionato di storia e cultore della memoria storica della nostra Diocesi, ha dedicato questo suo nuovo libro ai “Santi e Beati della Diocesi di Tortona”, “nostri campioni della fede”, come li definisce nella sua introduzione, per i quali ha scelto “il taglio storico e non quello agiografico, andando alla ricerca delle fonti documentarie”.

Nella prefazione al libro, edito grazie ai contributi della Fondazione della Comunità della Provincia di Pavia, del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e della ditta Seval Casei srl, il vescovo Mons. Guido Marini, dopo aver espresso a don Maurizio gratitudine “per l’attenzione d’amore con cui si è dedicato alla realizzazione del presente testo, per la competenza riconosciuta con la quale si è immerso nella ricerca storica, per la passione di fede che lo ha accompagnato nella presentazione di tanti Santi”, annota che “fare memoria di questa luminosa storia non significa soltanto riportare all’attenzione un passato glorioso”, ma “significa, anche e soprattutto, trovare in quel passato ispirazione per il presente e per il futuro, mettendosi in ascolto di un appello che riguarda tutti da vicino”.

Il vescovo lo fa suo usando le parole di una grande santa, Madre Teresa di Calcutta: “Non vi lamentate se nella Chiesa oggi ci sono pochi Santi. Piuttosto aiutatela… e diventate Santi… voi!”. L’opera porta la data del 6 marzo 2026, solennità di san Marziano Vescovo e Martire, primo evangelizzatore delle nostre terre, ricorrendo tra l’altro i 1700 anni dall’ordinazione episcopale di sant’Innocenzo. Sarà presentata, alla presenza di Mons. Marini e dell’autore, venerdì 19 giugno, alle ore 21, nell’aula “Paolo VI” del Centro Mater Dei a Tortona. Intanto, abbiamo incontrato don Maurizio e gli abbiamo chiesto di aiutarci a scoprire il suo nuovo libro.

Possiamo affermare che la genesi di quest’opera arriva da lontano, dagli anni del seminario?

«Verissimo. Nasce dalla mia passione per la storia in generale – cosa risaputa – e per la storia della Diocesi in particolare, unita all’affetto che sempre ho avuto per i nostri santi. In seminario avevamo un periodico, “Il Nostro Seminario” e già allora curavo una rubrica che ogni numero presentava la figura di un santo diocesano. Poi, giovane sacerdote, ebbi l’incarico nel 1993 da mons. Luigi Bongianino di stendere le note storiche e alcuni testi per il proprio dei Santi della Diocesi di Tortona, sia per il messale sia per la liturgia delle ore, che sono tuttora in uso in attesa di una nuova revisione. In tutti questi anni ho sempre approfondito le figure di santità della nostra Chiesa tortonese e Il Popolo non mi ha mai fatto mancare lo spazio per pubblicare molte cose. Ci sono state infine le due belle occasioni delle mostre diocesane su Marziano e Innocenzo nel 2013 e sui santi pellegrini lo scorso anno, che hanno ospitato nei rispettivi cataloghi importanti approfondimenti su alcune figure di santità.»

Il volume attraversa venti secoli di storia della nostra Diocesi con una mole considerevole di notizie. Con il tuo lavoro vieni a colmare l’esigenza di una raccolta organica di tanto materiale…

«Si trattava di dare una veste redazionale il più completa possibile a quel materiale, di aggiungere le ricerche che mancavano e di scrivere un libro che non esiste nelle nostre biblioteche, capace di raccogliere in un unico volume le notizie fondamentali e soprattutto le fonti documentarie sui nostri santi. Certamente ci sono studi puntuali ed esaustivi su diverse di queste figure, ma si trattava di fare uno studio che li comprendesse tutti. Avendo compiuto sessant’anni e sentendo che la mente non è più fresca come un tempo, mi sono detto: “o lo fai adesso o non lo fai più”.»

Se non erro ci sono anche alcune soprese.

«Questo libro ha infatti parecchie sezioni inedite, soprattutto quella che riguarda i cosiddetti “Corpi Santi”, cioè i resti traslati in epoche diverse dalle Catacombe romane ad alcune nostre chiese. Qualcuno di questi era già stato studiato, ma non era mai stato fatto uno studio analitico completo sul fenomeno.»

Quali sensazioni ti restano nel cuore nell’avere tra le mani il tuo libro fresco di stampa, alla fine di questo cammino?

«La fatica ma anche la soddisfazione è stata quella di visitare e consultare parecchi archivi, da quello storico diocesano a quelli di alcune parrocchie, confraternite e famiglie religiose. La cosa che mi ha colpito è stata l’accoglienza e la disponibilità di tante persone, in primis alcuni confratelli, ad aiutarmi in questa ricerca. Spesso ho avuto l’emozione di aprire, dopo secoli, documenti che erano stati dimenticati e riportare alla luce vicende che l’oblio aveva sepolto. In alcune occasioni ho anche avuto la suggestione di essere quasi preso per mano e portato a scoprire episodi e risvolti impensabili; come quando ho trovato documenti e annotazioni in cartelle d’archivio che, apparentemente, nulla avevano a che fare con ciò che stavo per cercare e che ho aperto per semplice curiosità. Qualcuno da lassù ha voluto che scrivessi di lui?»

Hai qualche anticipazione e sottolineatura che desideri condividere con i nostri lettori?

«Veramente vorrei raccontare ogni pagina, ma riporto solo tre cose. I santi Fortunato e Matteo in quella che fu l’antica abbazia di Vendersi in Val Borbera, venerati già nel primo millennio, con citazioni in diplomi imperiali, con tutte le problematiche che leggerete nel capitolo a loro dedicato; ho scelto una loro immagine per la copertina, perché ho in cuore il desiderio che non vada perduta la loro memoria. L’elenco dei vescovi tortonesi venerati come santi, con tutta la complessità di comparare differenti liste e di analizzarne le figure. La fede semplice ma genuina, quasi la tenerezza direi, di tutte quelle persone e comunità che vollero fortemente il corpo di un santo o di una santa delle Catacombe da venerare nella propria chiesa.»

Che consiglio daresti a chi si approccia alla lettura del volume?

«Il libro non è di facile lettura, perché non è una semplice narrazione di vite, ma uno studio critico, approfondito, fatto sulle fonti, senza sottacere nessuna problematicità e criticità, perché come insegnava il cardinal Martini, non dobbiamo mai temere la storia. Più di 1000 note su circa 350 pagine fanno capire come il libro si ponga come un punto di riferimento essenziale per gli studi a venire».

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