Donare il sangue? Sì perché fare del bene non costa nulla

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L’Avis di Broni, una delle più longeve in provincia di Pavia, domenica 2 giugno festeggia 70 anni di attività. E il presidente Davide Giorgi ripercorre la sua storia

DI MARCO REZZANI

“Donare il sangue è gioia”. È il motto dell’Avis (Associazione volontari italiani del sangue) che a Broni il prossimo 2 giugno festeggerà i suoi “primi” 70 anni. La sezione della cittadina oltrepadana è una delle più longeve della provincia di Pavia. Correva l’anno 1954 quando venne fondata con Luigi Locatelli a ricoprire la carica di presidente. Dopo di lui Angelo Massone, Dino Raina, Giancarlo Lucchini e Roberto Calatroni. Fino all’attuale “numero uno” Davide Giorgi. Classe 1983, dal 2021 è alla guida dell’associazione che conta 483 donatori attivi che nello scorso anno hanno permesso la raccolta di 929 sacche di sangue.

«Mi sono avvicinato al mondo Avis – racconta – nel 2012, un po’ perché volevo fare qualcosa per gli altri in termini di volontariato, un po’ per pura curiosità su come funzionasse una associazione, a livello di organizzazione delle persone, ma anche in termini di gestione, visto che una associazione è anche una vera e propria impresa, più o meno grande. E a me interessava molto l’aspetto organizzativo e dirigenziale. Sono stato accolto a braccia aperte, in primis dal presidente uscente Giancarlo Lucchini. Dal successore Roberto Calatroni sono stato indirizzato a varie attività di formazione, tutte di elevatissimo livello. Decisiva è stata inoltre la collaborazione con il presidente provinciale di Pavia dell’epoca Maurizio Palladini e con il presidente di Avis Regionale Lombardia Oscar Bianchi che mi hanno appoggiato fin dagli inizi e mi hanno molto incoraggiato, facendomi appassionare al mondo del volontariato, dell’Avis e del continuo aggiornamento».

«Il traguardo del settantesimo compleanno– spiega il presidente – è importante. Sono orgoglioso che questa ricorrenza cada sotto la mia presidenza perché mi tocca in prima persona: come donatore, dal 2012, come volontario e come dirigente. Non è solo una commemorazione, ma il risultato di una lunga storia di amore e dedizione al prossimo che ha visto coinvolti donatori, volontari, uomini e donne che in questo lungo periodo hanno portato avanti l’impegno dell’Avis di Broni. A loro va il merito di tutto quello che è stato realizzato dalla nostra associazione».

La giornata di domenica inizierà alle 8.45 con il ritrovo di autorità e partecipanti presso la sede dell’Avis nella Casa di Comunità “Arnaboldi” di Broni da cui partirà il corteo che, accompagnato dal Corpo Bandistico di San Colombano al Lambro, attraverserà le vie della città. Alle 9.30, dopo la deposizione della corona al Monumento Avis, in basilica verrà celebrata la Santa Messa. Quindi tutti si trasferiranno al teatro “Carbonetti” per gli interventi delle autorità e per la premiazione degli avisini benemeriti. Per l’occasione verrà proiettato un docufilm realizzato da Ermanno Bidone, un “viaggio emozionale” che ripercorrerà la storia dell’Avis di Broni attraverso le immagini e le voci dei protagonisti.

«Abbiamo pensato – continua Davide – di proporre la nostra storia attraverso una sorta di documentario perché sono tanti gli aneddoti significativi custoditi e raccontati, ad esempio dal nostro Gianni Marconi che si commuove ogni volta che ripercorre con la memoria i tempi che furono e che compie l’importante opera di tramandare ciò che l’Avis di Broni è stato nel corso del tempo. Racconta le problematiche che c’erano, come si raccoglieva il sangue allora, con tecniche che non sono più applicabili. In un passato anche non tanto lontano chi non poteva per vari motivi, soprattutto economici, annoverare nella propria dieta la carne, andava a donare il sangue perché la “colazione” offerta dopo il prelievo consisteva… in una bistecca. Durante le sue testimonianze Gianni è così preso e trasportato dalle emozioni che le trasmette all’ascoltatore, commuovendolo. Nelle sue parole si percepisce l’attaccamento all’Avis, alla “sua” Avis. Ma non posso trascurare di citare tutti gli altri “ristoratori” che, pur pensionati, mettono ancora il loro tempo a disposizione della comunità: Alberto Amici, Alberto Genta, Lino Marchetti, Rosario Guarrera, Giancarlo Lucchini, Pietro Rezzani, Maurizio Bonacina, Gianmario Achilli, Felicidade Marques Da Costa, Valter Bertone, Angelo Starni, Vincenzo Nobile. Senza dimenticare i medici e gli infermieri che si sono dedicati e continuano a dedicarsi con entusiasmo e professionalità ai nostri donatori».

Un anniversario è anche occasione per tracciare un bilancio di quanto fatto e di cosa bolle in pentola per il futuro. Tra gli obiettivi raggiunti «l’aver scongiurato la chiusura dell’ospedale “Arnaboldi”, ora “Casa di Comunità”, grazie all’impegno profuso dall’allora presidente Calatroni che, in sinergia con l’Amministrazione comunale, ha promosso una raccolta firme (quasi 5.000) presentate in Regione Lombardia», le numerose collaborazioni con le altre associazioni di volontariato operanti in zona, la presenza nelle scuole per diffondere la cultura della donazione di sangue, «il primo trofeo benefico “Un calcio al mesotelioma”, tenutosi il 24 giungo dello scorso anno, realizzato con il Rotary Club Oltrepò, l’Associazione Avani, l’Oltrepò Calcio e il Comune, che ha permesso la raccolta di 9.000 euro devoluti alla ricerca su questa terribile malattia che ha mietuto e continua a mietere tante vittime sul nostro territorio», iniziativa che sarà ripetuta anche quest’anno.

«Per il futuro – il desiderio di Giorgi – vorrei che aumentasse ulteriormente il numero dei donatori e delle sacche anche grazie a una organizzazione della raccolta più puntuale, ad esempio con la “donazione a chiamata”. Da poche settimane inoltre è online il nostro nuovo sito (www.avisbroni.it) a cui lavoravamo da tempo». Con uno sguardo privilegiato ai giovani ai quali – confida il presidente – «rivolgerei l’invito a donare perché “donare è gioia” come recita il nostro motto. Mi si permetta un ricordo personale: la nonna di una mia amica diceva che far del bene non costa nulla. Donare è un modo per far del bene agli altri, a chi si trova in difficoltà. A noi non costa nulla, ma è un grande gesto d’amore verso chi ha bisogno, che insegna valori importanti, come l’attenzione al prossimo, la gratuità, la solidarietà. E i giovani, che sono il nostro futuro, hanno bisogno di credere e di attuare questi importanti ideali che altrimenti resterebbero parola morta. La donazione è un modo di volere bene agli altri, ma anche a se stessi. Infatti il donatore è costantemente sottoposto a controlli e monitorato sul suo stato di salute».

Nella foto: Davide Giorgi tra Giancarlo Lucchini e il presidente provinciale Roberto Bonacina

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