Il Giro di Margherita

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Di Carlo Zeme

In questi giorni in cui il Giro d’Italia tocca le vie della nostra Diocesi anche Margherita non ha voluto sottrarsi a dedicare un tributo alla sua passione per i pedali e ci ha chiesto di far uscire dal letargo – e soprattutto dal garage – la sua piccola bicicletta. Il telaio è verde fiammante, un dono del nonno Guido dell’estate scorsa, una bici senza pedali, una miniatura di quelle da grandi. La rampa per uscire dal box diventa subito una salita dolomitica e lei l’affronta con le gambette che si alternano sostituendo i pedali. Arriva nel piazzale davanti a casa con un po’ di fiatone e la faccia soddisfatta di chi non vuole arrendersi. Oltre il cancello si parte muovendoci sul marciapiede: potete riconoscerci dal caschetto rosso griffato Winnie Pooh e se vedete due adulti alla rincorsa che urlano frasi standard quali: «Attenta, rallenta, aspetta la mamma e il papà!». In equilibrio precario raggiunge il piazzale alberato in fondo alla via, che sembra il traguardo di una tappa di pianura e infatti Margherita si diverte a gridare «Ho vinto io!» alzando le mani e poggiando le scarpette a terra. La maglia in effetti è rosa ma anziché i soliti sponsor i disegni sono di api e fiori per una tenuta super primaverile. Noi all’inseguimento siamo la carovana a supporto della corsa. La sosta all’ombra prevede un controllo allacciamento del caschetto e soprattutto, come in una scena mitica della storia del ciclismo, il passaggio della borraccia nelle mani di Margherita. A onor del vero io e Melina molto affaccendati assomigliamo a Coppi e Bartali mentre dopo la sosta si ricaricano le pile per continuare sull’acciottolato del centro storico e questa volta sembra una scena di un’altra grande classica: la Ligie-Bastogne-Liegi. Margherita è concentratissima nel suo zigzag in mezzo alla gente, sembra staccarsi come chi decide di provare la fuga, poi però di colpo la folgorazione, bicicletta abbandonata a bordo strada e corsa verso la vetrina appena davanti a lei. Fine del Giro, coppetta tutta fior di latte e la faccia soddisfatta di chi ha portato a casa la tappa della vita.

carlo.zeme [at] gmail.com

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