Modena: terrore e follia

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Di Ennio Chiodi

Salim El-Koudri, l’uomo che sabato scorso, in pieno centro a Modena, ha travolto con la sua auto lanciata a forte velocità tranquilli pedoni a passeggio, provocando ferite e lesioni gravissime, è nato a Bergamo 31 anni fa da una famiglia proveniente dal Marocco e perfettamente integrata da decenni nel nostro Paese. Italiano di nascita e di cittadinanza, si è laureato in Economia aziendale. Descritto come taciturno, solitario e spesso confuso, è stato in osservazione un paio di anni presso un centro di salute mentale per disturbi schizoidi. Non sappiamo se il suo gesto scellerato sia stato provocato dal disagio psichico o da una finora latente deriva di radicalizzazione religiosa islamica. Non risulterebbero collegamenti con il terrorismo organizzato, anche se in una serie di mail inviate qualche anno fa all’Università nella quale aveva iniziato a lavorare, per lamentare torti e discriminazioni, alternava insulti di carattere religioso (“bastardi cristiani”) a ripetute scuse per le sue affermazioni e accorate richieste di aiuto. Al dolore per le conseguenze sulla vita delle persone dovremmo accostare il tentativo di capire, evitando di scatenare emotività a scapito della razionalità e di ricorrere a soluzioni semplificate per affrontare problemi complessi. Non si tratta di minimizzare disagi e questioni causati da un’immigrazione disordinata e poco gestita, ma di non alimentare paura e insicurezza, come fanno giornali e leader di una Destra sempre più populista, rilanciando la famigerata “remigrazione”, chiedendo la cancellazione del- la cittadinanza ottenuta e un esteso rimpatrio forzato degli immigrati, anche di seconda generazione, che abbiano commesso reati. Soluzioni tanto sbrigative, quanto impraticabili. Salim El-Koudri è un italiano a tutti gli effetti, è stato in Italia tutta la vita e non ha altra cittadinanza né un Paese dove “rientrare”. Come per tante persone un più aggiornato sistema di cura della salute mentale con monitoraggi costanti avrebbe forse prodotto risultati più efficaci. Quando è uscito di casa pronto a compiere quel disastro, Samil si era armato di un coltello, sicuro di “morire quel giorno”. Tra i passanti che, senza esitare, si sono gettati su di lui per fermarlo ci sono Osama e suo figlio Mohamed, egiziani che vivono e lavorano da molti anni in Italia ma senza aver ancora ottenuto la cittadinanza che meriterebbero. Poche ore prima dei fatti di Modena, a Taranto un giovane bracciante originario del Mali è stato accerchiato, malmenato e ucciso a coltellate da una banda di giovani italianissimi alla ricerca di risse e di grane. Poco prima avevano cercato di aggredire un altro bracciante africano che è riuscito a fuggire. Nessun cenno da parte dei “remigratori”.

enniochiodi [at] gmail.com

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