Religiose diocesane in pellegrinaggio
Il 6 aprile l’Usmi ha organizzato un viaggio a Isola San Giulio, sul lago d’Orta, nel monastero benedettino “Mater Ecclesiae”
ORTA – È stata grande la partecipazione al pellegrinaggio organizzato il Lunedì dell’Angelo dal- l’Usmi (Unione Superiori Maggiori d’Italia) diocesana, che è coordinata da suor Gabriella Lisco. Una cinquantina di consacrate, insieme ad alcuni laici collaboratori impegnati nelle opere delle religiose, hanno scelto di vivere la Pasquetta in modo comunitario, im- mergendosi nel silenzio e nella spiritualità dell’Isola San Giulio, sul lago d’Orta. Le partecipanti rappresentavano una significativa presenza delle 12 congregazioni religiose femminili attive in diocesi, segno concreto della comunione tra i diversi carismi. La giornata è iniziata presto, con il pullman che ha raccolto i partecipanti davanti alla stazione di Voghera e alla Casa Madre Don O- rione di Tortona. Già durante il viaggio, il clima di raccoglimento è stato suggellato dalla recita comunitaria delle Lodi, trasformando il tragitto in un vero e proprio cammino di preparazione. Il momento centrale della mattinata è stata la celebrazione della Messa presso la chiesa del monastero delle Benedettine dell’Abbazia “Mater Ecclesiae”, luogo dove il tempo sembra essersi fermato e dove la comunità ha potuto riflettere sul messaggio della resurrezione in un contesto di rara bellezza spirituale. Le partecipanti hanno voluto esprimere un sentito ringraziamento alla comunità monastica per l’accoglienza cordiale e discreta, segno concreto della spiritualità benedettina vissuta nella semplicità. Dopo il pranzo al sacco vissuto in fraternità, il pomeriggio è stato dedicato alla meditazione. Significativo è stato l’incon- tro con la Badessa, madre Maria Grazia Girolimetto, che ha offerto una testimonianza intensa sulla vita monastica dell’Abbazia Mater Ecclesiae, fondata nel 1973 da madre Anna Maria Canopi, su intuizione profetica del vescovo di Novara, originario di Montù Beccaria, in Oltrepò Pavese, Monsignor Aldo Del Monte, ambedue legati profondamente al territorio tortonese. Un riferimento che ha inevitabilmente creato un legame ancora più profondo con i presenti, facendo percepire la storia del monastero come particolarmente vicina e significativa. Madre Maria Grazia ha ricordato come la clausura non rappresenti una fuga dal mondo, ma una vera e propria missione: «La clausura è essenzialmente una missione: la preghiera diventa ponte per arrivare là dove c’è più bisogno». Ha inoltre sottolineato come la vitalità della vita consacrata non dipenda dai numeri, ma dalla fedeltà quotidiana: «La nostra fedeltà è il talento più grosso che possiamo trafficare». Nel suo intervento, la Badessa ha descritto anche la vita quotidiana della comunità, oggi composta da circa 70 religiose provenienti da diversi paesi del mondo, evidenziando la ricchezza della diversità: «La diversità non è mai un limite, diventa complementarietà se la sappiamo armonizzare… come una grande orche- stra». Una comunità internazionale e intergenerazionale, unita dalla preghiera che scandisce la giornata fin dalle prime ore del mattino, vivendo il ritmo benedettino del- l’“ora et labora”. Molto toccante è stato anche il riferimento al valore del silenzio e del distacco dalla troppa tecnologia, vissuto come spazio per l’incontro con Dio: «Siamo diventati dipendenti da tanti puntelli… il vuoto invece ci fa rimanere in quello spazio che solo il Signore può abitare». Un messaggio che ha colpito profondamente i presenti, invitandoli a riscoprire il valore del raccogli- mento nella vita quotidiana. Il gruppo è rientrato in serata dopo la recita dei Vespri, portando con sé non solo il ricordo di paesaggi incantati, ma soprattutto un senso di rinnovata energia spirituale. «È stata un’occasione preziosa per riscoprire il valore del silenzio e della condivisione», ha commentato una delle partecipanti. L’iniziativa, che ha registrato il “tutto esaurito”, conferma il desiderio delle comunità religiose del territorio – insieme ai laici che condividono le loro opere – di ritrovarsi in momenti di fraternità che uniscano i vari carismi presenti in Diocesi, rafforzando la comunione e la collaborazione pasto- rale.
Suor Roberta Cucca

