Aumenta tutto, anche la povertà

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Di Cesare Raviolo

Il Rapporto Istat 2025, presentato nei giorni scorsi, ha rilevato una serie di dati estremamente preoccupanti: quasi 11 milioni di persone (18,6%) sono risultate a rischio povertà, oltre un quinto della popolazione arriva a fine mese con difficoltà e oltre un quarto ha problemi a far fronte a spese impreviste. Questo quadro negativo non registrerà miglioramenti significativi nel 2026, a causa del perdurare del ridotto ritmo di crescita del Pil (prodotto interno lordo) che dovrebbe crescere come l’anno precedente (+0,5%). Le prospettive economiche per l’Italia, infatti, sono pesantemente condizionate dalle tensioni geopolitiche e dal conseguente rialzo dei prezzi del petrolio (120 dollari al barile circa il Brent ad aprile, secondo i dati della Banca Mondiale), che alimenta nuove pressioni inflazionistiche. Non a caso, il clima di fiducia, specie dei consumatori, ha risentito degli shock globali e ha fatto registrare un peggioramento nei primi mesi dell’anno in corso. Altre criticità rilevate dal Rapporto riguardano l’andamento demografico e la dinamica salariale. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’Istat evidenzia come la popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2026 fosse pari a 58,9 milioni di abitanti. Il tasso di crescita è prossimo allo zero, ma in miglioramento rispetto al biennio precedente (-0,5‰ del 2024 e -0,4‰ nel 2023). Il saldo naturale tra nascite e decessi continua a essere negativo: -296 mila unità. La dinamica migratoria, invece, con numero di immigrazioni dall’estero superiore a quello delle emigrazioni, rimane positiva, compensando appieno, con una coincidenza numerica sorprendente (+296 mila unità) il deficit dovuto alla dinamica naturale e contribuendo a mantenere stabile la popolazione. L’andamento delle retribuzioni contrattuali è stato superiore al tasso di inflazione e ha permesso, per il secondo anno consecutivo, di realizzare un recupero in termini reali. Tuttavia, alla fine del 2025, la perdita di potere di acquisto rispetto al 2019 era ancora assai ampia (pari all’8,6%). Per il 2026, la dinamica salariale acquisita è stimata sopra il 2%, ma l’eventuale protrarsi della nuova impennata dei prezzi dei beni energetici rischia di rallentare la fase di recupero. Sono dati che quantificano problemi di non facile soluzione e prospettano sfide che richiedono la coesione di tutti gli attori (governo, sindacati, imprenditori, ecc.) e di tutte le forze (politiche, sociali, economiche, ecc.) che possono dare un contributo allo sviluppo della società italiana.

raviolocesare [at] gmail.com

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